Scrittori in cucina

Scrittori in cucina

I sogni sono desideri, si dice così. A volte però due desideri espressi in epoche diverse si incontrano e cozzano tra loro: scoprire di aver vinto il concorso come agente municipale e nello stesso momento sognare un altro traguardo, quello di beare una giuria con le proprie creazioni culinarie, magari con una misticanza di polente piemontesi accompagnate dalla cugnà, una tipica mostarda d’uva; Olga è russa e, appena arrivata in Toscana, ha cominciato a lavorare come badante. Al parco s’incontra con altre badanti, da bravi sbruffoni i paesani le chiamano “il circolo degli ingegneri” perché quasi tutte sono laureate. Poi, dietro il bancone di una pizzeria al taglio, ha imparato a cucinare la torta ai ceci seguendo la ricetta di Nedo e Mirella, i suoi titolari. E l’ha imparata così bene che ora la fila per mangiarne una fetta è lunghissima. In coda, nove anni, fa c’era anche Alberto, timido ma gentile e oggi quell’uomo delicato è suo marito e lei cucina la torta di ceci alle feste degli amici e al compleanno di sua cognata Linda, che ancora si diverte a prenderla in giro trattandola con sufficienza; La vita molte volte disgrega i nuclei famigliari. Così da Grottaglie ti ritrovi a vivere e lavorare a Milano, mentre tuo fratello sta a Roma. Per Natale tornerete in Puglia da vostro padre che vi aspetta e dove mangerete le fave con la cicoria. Gustando la cena scoprirai che qualche cosa di tuo è rimasto dentro quella terra durante la lunga assenza e nemmeno le vigne estirpate, quelle che tua madre amava tanto, hanno potuto cancellare; L’arte di conquistare una ragazza passa anche per la cucina. Farle capire che sai cucinare ti regala un vantaggio incredibile. Fingere di saper cucinare va bene, basta mantenere il personaggio e non fare gaffe. Se poi, alla cena, ci aggiungi il bar dove Guccini gioca a carte, ebbene, non c’è motivo per cui lei non ti si conceda per un dopo cena bollente. Ma, come si diceva, l’importante è che l’aiuto che hai chiesto per cucinare le tue lasagne alla bolognese non ti tradisca e che Guccini nel frattempo non se ne sia andato da Bologna; Come fai a dire a tua nonna, che non vede l’ora di cucinarti il suo ben noto piscistocco ‘a gghiotta, che sei diventata vegetariana? Specialmente quando la nonna è un panzer siculo che, a differenza di quasi tutte le nonne del mondo, non sa affatto cucinare. Come fai? Ti butti e ci provi…

Questo simpatico e, a tutti gli effetti, gustoso libretto ci dimostra che, giustificati gli allergici e gli intolleranti che potrebbero avere seri problemi, sia in cucina che in letteratura si può e si deve provare di tutto, tastando sapori, succhiando parole e centellinando bevande e frasi senza pregiudizi, senza portare avanti la bandiera del proprio gusto come unico e insindacabile metro di giudizio funzionante e universalmente riconosciuto. C’è poco da dire, il cibo è poesia, carne pesce o verdura che sia. È poesia tanto quanto un componimento in rima, un’opera letteraria commovente, una sequenza tutta strappalacrime e sospiri. Sono magari le dosi che contano, più che la varietà. E soprattutto è la passione e l’amore con la quale si cucina e si scrive che determina il buon risultato del piatto-opera. Il silenzio a tavola, dice mia mamma, dimostra che il cibo è talmente buono che non servono le parole e tutta l’attenzione è dedicata al sapore. Anche le biblioteche sono silenziose. Anche chi scrive ricerca il silenzio. Questa assonanza vorrà pur dire qualche cosa. Se ciò non bastasse, la lettura di questi racconti ci dà un’idea della bella, interessante, varietà di cucine regionali, narrate nei modi e nei tempi di cottura da altrettanti cuochi-scrittori che, tra tante possibili, hanno scelto la loro ricetta e il loro racconto del cuore. A tavola dunque, che il pranzo è servito e il cibo si fredda.

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