Orgoglio e pregiudizio
Più di duecento anni portati benissimo. Orgoglio e pregiudizio, scritto fra il 1796 e il 1797, conserva dopo due secoli una freschezza invidiabile. Merito di una tecnica scenica che taglia le descrizioni per abbondare con vivacissimi dialoghi, e dell’acume con cui la ventenne Jane Austen tratteggia uno spaccato sociale che ancora oggi rivela dinamiche amorose attuali. Si sa, infatti, che la Bridget Jones del romanzo di Helen Fielding (e dell’adattamento cinematografico), prototipo di single degli anni Novanta a caccia di fidanzato/marito, si innamora proprio come Elizabeth di un tenebroso facoltoso e ingessato di nome Darcy, e che è vessata da una madre almeno tanto imbarazzante quanto Mrs Bennet. Che poi Orgoglio e pregiudizio goda di ottima salute letteraria è confermato anche dalla recente rivisitazione in chiave horror di Seth Grahame-Smith (Orgoglio e pregiudizio e zombie), che ha innestato nel classico originale, preso tale e quale, un numero di variazioni ad hoc sufficienti a trasformarlo in una sanguinosa e purulenta vicenda di morti viventi. Qualcuno lo ha inteso come una provocatoria dissacrazione, altri lo hanno considerato come un bizzarro e godibile omaggio. Resta il fatto che anche questo, volente o nolente, è un modo per riconoscere la significatività del libro della Austen (un po’ come dipingere i baffi su una copia della Gioconda). E allora, cosa c’è di così grande in un romanzo apparentemente “per signorine”, dove si parla soprattutto d’amore e di matrimonio e i grandi eventi della storia dell’epoca (dalla Rivoluzione francese alle prime campagne napoleoniche) sono completamente passati sotto silenzio? C’è la vita vera, ci sono personaggi reali, borghesi, comuni, con comunissime aspirazioni, caratterizzati con notevole finezza intuitiva. C’è il garbo di uno stile che affronta un fattaccio come quello combinato da Lydia con reticente buona educazione, senza sfiorare neanche lontanamente la tragedia. C’è un umorismo leggero, un’amabile comicità che non degenera mai nel grottesco. E c’è un’eroina, Elizabeth, che spicca per l’intelligenza e l’abilità dialettica e psicologica con cui piega l’orgoglio di Darcy superando il proprio pregiudizio verso di lui. All’origine del successo del chick-lit contemporaneo c’è questo capolavoro che sta a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, un evergreen che merita a pieno titolo di essere (ri)letto.
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