Nuovo sentiero per la cascata

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Nuovo sentiero per la cascata
Insieme con il fratello in un viaggio senza alcuna meta, così come procedono per le loro insulse  esistenze.  Quando un semplice viaggio in auto, in perfetto stile americano, può diventare una piccola grande opera: "In sei mesi/ Non ho letto un libro/ a parte una cosa intitolata La ritirata da Mosca/ di Caulaincourt./ Comunque sono contento./ Vado in macchina con mio fratello,/ beviamo una pinta di / old Crow./ Non abbiamo in mente nessuna meta,/ andiamo e basta./ Chiudessi gli occhi per un minuto/ Ecco, sarei perduto, ma/ potrei stendermi e dormire per sempre/ sul ciglio della strada./ Mio fratello mi dà di gomito./ Tra un minuto , chissà, accadrà qualcosa". Gli ultimi frammenti poetici di un'esistenza, il malinconico consuntivo di tutta una vita nella dolorosa consapevolezza della fine imminente e quel desiderio di affetto, di lasciare qualcosa dietro di se che non siano solo i suoi scritti: "E hai ottenuto quello che/ volevi da questa vita, / nonostante tutto?/ Sì./ E cos’è che volevi?/ Potermi dire amato, sentirmi/ amato sulla terra". Fino all'intonazione più straziante, in cui trapelano l’amore e il significato che ha avuto per l’autore sua moglie Tess Gallagher, l’unica persona che gli è stata vicino fino alla morte, che ha sopportato la dura battaglia contro l’alcolismo e il brutto carattere di Ray.  Versi da cui emerge la lezione di quanto sia inutile affaticarsi attorno ad obiettivi effimeri, a ciò  che può procurarci solo una gioia temporanea, così come fanno gli uccelli, e ricercare solo ciò che da significato pregnante alla vita: "Sotto la finestra, sul balcone, ci sono degli uccellini malridotti,/ che si affollano attorno al cibo. Sono gli stessi, credo,/ che vengono tutti i giorni a mangiare bisticciando. C’era un tempo,/ c’era un tempo,/ gridano e si beccano. Sì, è quasi ora./ Il cielo rimane cupo tutto il giorno, il vento viene da ovest e/ non smette di soffiare... Dammi la mano per un po’. Tienimi la/ mia. Così va bene, sì. Stringimela forte. C’era un tempo in cui/ pensavamo di avere il tempo dalla nostra. C’era un tempo, c’era/ un tempo,/ gridano gli uccellini malridotti. "...
Questa raccolta riunisce un insieme di poesie elaborate in diversi momenti del percorso esistenziale del grande scrittore statunitense Raymond Carver (1938 - 1988), molte delle quali scritte proprio nell’ultimo periodo, quando ormai affaticato si abbandona completamente al cancro ai polmoni che lo consumerà lentamente. Esemplare la metafora utilizzata nel componimento Tra i rami, per descrivere i suoi ultimi momenti, così come il cielo diventa grigio, il suo stato d’animo s’incupisce. L’unica cosa che lo tiene ancorato ancora qui sulla terra è la mano dell’unica persona che ha amato davvero. La decisione di citare il testo Agosto in apertura di recensione è dettata dalla convinzione che esso rispecchi lo spirito più autentico dell’autore. L’anima dei suoi versi, più micro racconti che poesie, è come nella prosa: la semplicità, la noia che attanaglia vite vissute di malavoglia, senza uno scopo e senza grandi motivazioni. Come ci suggerisce il titolo stesso della silloge, Raymond Carver appare pronto a percorrere questo nuovo sentiero che lo porterà in un luogo che non ha mai visto. I versi lasciano spazio alla prosa, la poesia si amalgama al racconto, tutto diventa un’unica cosa, proprio come accade con la sua anima, in cui brutalità e romanticismo vengono custoditi  insieme. Ci aspetteremmo forse versi maturi in cui lo scrittore si concentra davvero sulla metrica e lascia da parte il racconto. Invece queste pagine sono le più semplici e le più taglienti che Carver abbia mai scritto, dove senza scendere a patti con la malattia, rimane fino alla fine il cantore di una realtà di cui continua a raccontarcene la sua visione.