Resident Evil - Caliban Cove
Stephani Danelle Perry si presenta ad un nuovo capitolo della saga di Resident Evil con un’eredità da riscattare: il precedente Umbrella Conspiracy non era stato, infatti, il tributo letterario che tutti gli appassionati di videogiochi si sarebbero aspettati, specialmente i fan delle vicende di una delle saghe videoludiche più spaventose di sempre. Con Caliban Cove, che è il secondo dei sette libri dedicati all’universo di Racoon City, però, l’autrice si riscatta e offre un soggetto completamente nuovo e originale, riscoprendosi agli occhi dei fan una scrittrice/sceneggiatrice di buon livello, come dimostrato in Aliens vs Predator e Star Trek, e non una mediocre creatrice di novelization. Di rimando c’è però da dire che la Perry avrebbe potuto fare decisamente di più: spesso, troppo spesso, ci ritroviamo dinanzi a scene marginali approfondite più di quelle topiche, e la sensazione è che l’autrice dia importanza al trascurabile dimenticando il fondamentale. Proprio come in Umbrella Conspiracy, gli attimi di panico e di ansia vengono liquidati in poche righe dimenticandosi che una storia di Resident Evil deve far tremare e impallidire, non ammaliare e lasciare puntigliose fotografie degli zombie. Insomma come diceva Samuel Johnson: “Le parti belle non sono originali, e quelle originali non sono belle”. L’idea di base è però interessante, lo svilupparsi delle vicende - che ricordiamo essere completamente originali se non per i personaggi che vi prendono parte - incuriosisce il lettore che si trova dinanzi allo sviluppo di un complotto che nemmeno l’originale saga di Resident Evil aveva considerato. Una piacevole lettura per un qualsiasi appassionato di horror o fantascienza, come accade ogni qualvolta non ci troviamo dinanzi ad una novelization di un qualcosa di troppo legato al videoludico, però sicuramente ci si poteva aspettare di più.
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