Scheggia
Nel 1957 venne pubblicato per la prima volta On the road di Jack Kerouac, emblema della Beat generation, in cui dominava la cosiddetta voglia di prendere e mollare tutto, partire e scoprire posti nuovi, a dispetto delle rigide regole borghesi. È questo il bacino a cui sembra attingere Roberto Parodi (per la cronaca fratello di Cristina e Benedetta) con Scheggia. Dopo Il cuore a due cilindri, l’autore torna a raccontare la sua passione, quella per l’Harley Davidson, a bordo della quale Scheggia, Accio e Raniero compiono un viaggio incredibile che li vedrà protagonisti di mille peripezie all’interno del Sahara algerino. Ma come si fa ad attraversare il deserto a bordo di un’Harley? È ciò che si chiede chiunque incontri i tre scalmanati biker nel deserto ed è ciò a cui solo Roberto Parodi può rispondere, protagonista nel febbraio 2009 del viaggio raccontato nel romanzo. Ma Scheggia non è solo un viaggio fisico, ma rappresenta anche un viaggio allegorico dei tre protagonisti, alla scoperta dei veri valori, quelli che s’imparano solo di fronte alla vastità del deserto, in cui ci sei solo tu, la tua moto e i tuoi pensieri. Scheggia è anche la storia di un’amicizia con la A stra-maiuscola, raccontata attraverso uno stile semplice e diretto, condito spesso da un linguaggio triviale che, come spiega Parodi nella nota d’autore, attribuisce ai protagonisti perché “quando si ha a che fare con i motori, qualche maledizione di troppo può scappare”. Le maledizioni dei protagonisti alle prese con carter spaccati, frizioni bruciate, moto impantanate, da una parte, e con i magnifici silenzi delle notti africane, dall’altra, sfondo di un romanzo accompagnato da una colonna sonora costante e chiuso da un finale a tratti commovente e a tratti degno di un romanzo di formazione.
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