Impronte di pioggia
A Colle Asperso, paese alla porte di una grande città del nostro Nord-Ovest, vive Pioggia, un bambino di nove anni, che adora correre e mangiare gelati al gusto di vaniglia, detesta stare sul sedile posteriore della macchina e da grande vuole fare il detective. Pioggia abita con sua madre Eléna, donna inquieta e bellissima, giacché Raoul, suo padre, ha lasciato la casa dopo l’ennesimo scontro con la giovane compagna, che mal sopporta il suo vivere alla giornata condiviso con amici inetti e scrocconi. Pioggia sembra non avvertire l’assenza paterna se non a tratti, riempito com’è dalla presenza di Eléna, dall’amicizia di Martino e della sua sorellina Alice, e dall’amore - delicato e impacciato insieme - verso l’ignara Marzena, vicina di casa diciannovenne; soprattutto, Pioggia è sostenuto dalla sua fertile attività immaginifica che gli permette, tra l’altro, di godere della compagnia di due simpatici angeli custodi (visibili unicamente a lui), il gatto Roby e il canarino Rudy, e di sentirsi un valente membro dell’Organizzazione dei Bambini Salvatori del Mondo (O.B.S.M.), sorta per difendere l’umanità dalla cupa minaccia dei mostri intergalattici guidati dal cattivissimo Zerox. La vita di Pioggia trascorre apparentemente tranquilla tra pomeriggi di studio trascorsi alla biblioteca comunale o al ristorante Alì Babà gestito dai genitori di Martino e Alice, fiere di paese, gite in città, impari gare di pattinaggio, ricevimenti che lo vedono piccolo cavaliere a fianco della fascinosa madre, e serate al padiglione del centro commerciale, assieme a Marzena e alla sua comitiva di amici dagli strani nomi (Garti, Lars, Nicholas). Il bambino però percepisce l’angoscia della madre e un giorno, leggendo una lettera scritta da Eléna e mai spedita, viene a conoscenza del profondo dolore della donna, dilaniata tra la perdurante passione per Raoul e il desiderio di superarla, cogliendo l’occasione di un nuovo amore. Appesantito da queste nuove consapevolezze, Pioggia si avvia a vivere il delicato preludio all’adolescenza, la forza della fantasia, però, non gli farà mancare il suo appoggio neanche nei momenti più drammatici...
Al suo esordio narrativo Christian Mascheroni dimostra una spiccata agilità nell'immedesimarsi nella psiche e nei comportamenti di un bambino a tal punto da riuscire a creare un clima di partecipazione, talvolta quasi di apprensione, tra il piccolo protagonista e il lettore, testimone impotente delle sue vicissitudini. Questo accade per via della sua scrittura, ricercata, fluida, sinuosa, che sembra scivolare su tutto ciò che descrive, rendendolo fortemente vivido e visivo. L’inseguimento dei dettagli fino al loro pieno accorpamento nel narrato principale ha l’effetto di dilatare la tensione attorno ai personaggi e di far vibrare la prosa di un pathos continuo. È quando tale pathos sconfina nel sentimentalismo – e ciò accade nel rapporto madre-figlio – che il meccanismo narrativo si inceppa e funziona meno (una certa stucchevolezza aleggia su Eléna, come se l’autore, intralciato da un sovrappiù emozionale nei confronti del suo personaggio, avesse finito per indebolirne la caratterizzazione). Il racconto raggiunge, invece, esiti particolarmente felici quando si sposta sul terreno della trasfigurazione della realtà – il bambino demiurgo di un mondo fantastico, patina salvifica nei confronti di un fuori sovente ostile e carico di disillusioni. Ci auguriamo, dunque, di ritrovare Mascheroni alle prese con un’altra storia abitata da bambini, in quanto autore dotato di talento narrativo ricco e raffinato, particolarmente incline verso uno dei rami più difficili della letteratura, quello diretto ai più piccoli.

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