Permafrost

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due
voto
Permafrost
La rottura con la moglie Silvia ha lasciato non poche conseguenze nella vita di Giorgio Fattori: in quattro e quattr’otto si è trovato solo nel suo appartamento che tempo addietro aveva ritenuto idoneo a una repentina convivenza e a un ancor più improvvisato matrimonio, con un libro da scrivere lasciato a metà, una laurea in Lettere che poco finora gli ha fruttato se non un incarico di un anno in un istituto di periferia. L’impatto con la scuola non è dei migliori: il suo carattere particolare lo rende inviso a colleghi e studenti, nessuno dei quali si rivela particolarmente incline allo studio, specie tale Malfatti, un condensato di difetti adolescenziali racchiusi in un ragazzotto brufoloso e apatico. Nel frattempo Giorgio alterna giornate improponibili passate a sfogarsi con un bambino troppo maturo per i suoi undici anni, il piccolo Mirko, che a differenza dei suoi coetanei a calcio e scazzottate preferisce passatempi più intellettuali, e ripetuti tentativi di abbordaggio della sua collega di Matematica Francesca, la quale finisce per cedergli. Mentre a dare una svolta assurda alla sua vita già abbastanza incoerente è proprio Malfatti che, dopo averlo incontrato in un bar per una chiacchierata scoraggiante, scompare di punto in bianco da casa…
Proprio strano questo Permafrost di Nicola Lorenzi. Spunti per un noir di periferia si uniscono allo spleen psicanalitico di un protagonista alle prese con un passato da accettare e un presente da affrontare. Giorgio è infatti una sorta di “inetto sveviano” degli anni zero, uno dei tanti trentenni alle prese con una totale precarietà che include lavoro, sentimenti, relazioni causata da disagi reali, concreti a cui si affianca una talora infantile incapacità di gestire ogni minimo scontro, avversità, diverbio o confronto. Impassibile e freddo di fronte a ogni sconvolgimento, pronto a scappare o a venir meno quando si tratta di qualche difficoltà, Giorgio rivelerà nel corso della narrazione aspetti sempre più imprevedibili e inquietanti del suo carattere mentre le vicende che lo riguardano si accavalleranno ulteriormente lasciando però, purtroppo, senza risposta alcuni fatti, dubbi e quesiti che emergono nella prima parte del romanzo. In ogni caso, da ringraziare Lorenzi per riuscire a far pensare, ritraendo, nel bene o nel male, una situazione generazionale di impasse.