Come la pioggia

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due
voto
Come la pioggia
Il verificarsi di una strana forma di esplosione all’interno di una caffetteria di Milano non causa nell’immediato alcuna vittima, né apparenti segni di incendio. Eppure gli effetti prodotti non tardano a rivelarsi ancor più dannosi. Nessuna persona riesce più a pronunciare parole di senso compiuto, ma ognuno emette solamente suoni del tutto incomprensibili. Persino i libri e i giornali divengono contenitori di segni grafici privi di significato. Solo la mente preserva la propria funzione e continua a produrre pensieri in forma di parole, che tuttavia non riescono a conquistare una voce capace di esternarli. Insomma ogni forma di comunicazione umana è improvvisamente interdetta e la popolazione cade in uno stato di panico incontrollabile. La città, presto ridotta a un ammasso di detriti e di auto abbandonate, assume una sembianza spettrale e regredisce a una condizione di vita di tipo primordiale, in cui gli abitanti vagano solitari in preda all’angoscia, si danno al saccheggio e a ogni forma di violenza nella disperata ricerca di cibo per sopravvivere…   
Un romanzo breve e scioccante questo dell’esordiente trentino Andrea Bonvicini, che appare come forgiato con lo spavaldo intento di agghiacciare il lettore, immaginando per noi la straziante desolazione in cui precipita una società squassata dalla perdita di senso delle parole e mortalmente ferita dall’incapacità di comunicare. Si può dire che ne sia venuto fuori un libro che non è un romanzo tout court, né un saggio, né un trattato sociologico, né un pamphlet, ma tutte queste cose assieme. E soprattutto il libro di uno scrittore in cui la finzione letteraria si intreccia alla riflessione filosofica con una potenza poetica e drammatica che da un lato appassiona e dall’altro angoscia. Da questa ardita ambivalenza emergono il credo intimo e la sensibilità umanistica di un autore che ci consegna, con una narrazione scarna e implacabile, la trasposizione scritta di un incubo che mai vorremmo vivere, costernati da una pena che cresce di pagina in pagina. Che sia davvero questo l’amaro destino della nostra civiltà?