Memorie di una musa

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Memorie di una musa
Tanja è una teenager di Mosca cresciuta con la madre e la nonna malata di Alzheimer in una camera tappezzata di ritratti di scrittori russi. Non ha particolari talenti, e si sente anzi affetta da una inguaribile aurea mediocritas. La sua passione quasi erotica per Dostoevskij la fa spesso fantasticare di essere una musa, una compagna capace di ispirare opere d'arte immortali. Trasferitasi a New York dopo il liceo, Tanja si barcamena tra sogni di grandezza e bizzarre tesi di laurea, finché un bel giorno incontra in una libreria dell'Upper West Side Mark Schneider, uno scrittore di mezza età. Per Tanja è un'occasione imperdibile di concretizzare la sua ossessione, e la ragazza seduce Schneider, diventando la sua (aspirante) musa...
Una ragazza con gli ormoni in subbuglio per Fedor Dostoevskij che sogna di ripercorrere le orme di Apollinarija Suslova detta Polina, la leggendaria giovane amante dello scrittore russo, si misura con l'ambiente letterario newyorchese e con i suoi cliché: ecco lo spunto iniziale di questo romanzo. Niente male, no? E poi strada facendo ci si imbatte in altri temi: l'immigrazione, l'immaginario femminile, il rapporto tra sogno e realtà. Sempre meglio, cribbio. Eppure... Lo stile brillante, la marcata originalità e l'abbondanza di citazioni 'giuste' fanno dimenticare qualche caduta di ritmo disseminata qua e là.