Tutto torna
Giulia Carcasi, la giovane scrittrice romana su cui Feltrinelli ha puntato nel 2005, è al suo terzo esame da scrittrice. La promessa è mantenuta, il talento è rimasto. Ma il rischio è che, per i suoi precoci 27 anni, resti ancora a lungo imbrigliata nel ruolo di “giovane promessa”, costretta a riprodurre una formula che evidentemente paga. Intanto, ridiamo dignità al racconto lungo e non chiamiamo questo “romanzo”. Quindi, Giulia Carcasi scrive meravigliosi racconti lunghi. Se chiamassimo Tutto torna un romanzo qualcosa non tornerebbe affatto: i conti con la trama, le pagine scarne, i capitoli di poche righe, i personaggi appena sgrossati. Con la giusta definizione questo libro ne guadagna in perfezione. Perché non sarebbe potuto essere diverso da come è. Lo stile è immutato rispetto al precedente Io sono di legno: è intensa la penna di Giulia Carcasi, le sue frasi fanno tornare indietro, all'adolescenza, quando c'era l'urgenza di ricopiare e fare proprio qualcosa che si è sempre provato e che nessuno era riuscito a descrivere così bene. Ma lo sappiamo bene: le frasi isolate appassiscono, come i fiori recisi, e allora resta l'impressione che quest'atmosfera adolescenziale quasi sia un limite della scrittura di Giulia Carcasi. Tutto torna. Anche l'eco di questo racconto, a distanza di qualche giorno, come succede con qualcosa di doloroso e rimosso (o consumato) troppo in fretta.
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