Sette menzogne
A New York, durante una festa mondana, una donna misteriosa rovescia in faccia a Stefan Vogel un bicchiere di vino rosso. Questo affronto, apparentemente immotivato, fa compiere a Stefan un viaggio a ritroso fino al tempo dalla sua gioventù nella Germania Est pre-perestrojka. Riaffiorano così i ricordi di una esistenza segnata da una bugia con cui sua madre fece credere a tutti che il piccolo Stefan fosse un promettente poeta. Una menzogna da lui sempre avallata nella speranza di farne un mezzo di riscatto sociale, di fuga verso gli Stati Uniti d'America (l'unico paese al di fuori della Germania Est su cui riponeva grandi aspettative) nonché un utile espediente per riuscire ad avvicinare la ragazza dei suoi sogni. Ma la strada della falsità ormai imboccata, che da atteggiamento quasi naif arriverà al tradimento, sebbene in un primo momento sembri condurre Stefan alla meta tanto agognata non basterà a fermare la perversa spirale di degrado personale ormai innescata...
Lo scrittore e poeta James Lasdun, già conosciuto dal pubblico per il racconto L'assedio (felicemente trasposto sul grande schermo da Bernardo Bertolucci), è l'artefice di questo ingegnoso romanzo sulla discesa agli inferi di un europeo col falso mito del sogno americano. D'altronde lo stesso Lasdun è un europeo in quanto nato a Londra e trasferitosi negli Usa solamente intorno ai trent'anni. La narrazione, anche per merito di una scrittura molto raffinata, si rivela davvero avvincente, svelando pagina dopo pagina i tormenti interiori del protagonista. L'unico appunto va dunque fatto alla traduzione italiana che purtroppo tralascia qualsiasi spiegazione riguardo i numerosi riferimenti alla cultura dell'ex DDR presenti nel romanzo.

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