Sono passati vent’anni dall’incidente al quarto reattore della centrale nucleare di Cernobyl, il più grave incidente tecnologico del XX secolo e la prova drammatica che la sicurezza, quando si parla di nucleare, è una mera illusione, e può essere sufficiente anche un solo banale errore per innescare conseguenze tragiche. E’ come se con questo rapporto i rappresentanti di Legambiente ci vogliano ammonire a non sottovalutare il problema dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento delle centrali dimesse, oltre a ricordarci che che le tracce di quell’incidente rimarranno nell’ambiente per secoli, se non per millenni. "A mezzanotte e 28 minuti l’unità 4 della centrale sta andando fuori controllo: se la potenza scenderà a 30 MW l’instabilità sarà irreversibile. All’una e 5 la potenza è di nuovo salita a 200 MW ma la turbina non riesce a far funzionare le pompe del sistema di refrigerazione. Nel reattore si sviluppa nel giro di pochi secondi un aumento rapido e incontrollato della potenza termica che supera di oltre 100 volte il valore nominale, la temperatura del reattore raggiunge i 700 gradi, l’acqua reagisce con la grafite e si formano idrogeno e ossigeno che danno inizio all’esplosione, che si verificherà all’una e ventitrè del 26 aprile 1986. Dopo la prima esplosione una seconda fa si che provochi la diffusione nell’ambiente della maggior parte del contenuto radioattivo. Il tetto di 2700 tonnellate di cemento armato si affloscia su se stesso come fosse cartone. Una sorta di magma incandescente costituito da materiale ferroso, cemento, combustibile nucleare e gas tossici fuoriesce come un vulcano in eruzione. La contaminazione interessa 155 mila chilometri quadrati e coinvolge 10 milioni di persone con un aumento della radioattività che interessa tutta l’Europa. Ci vollero più di 10 giorni per spegnere tutta la grafite ed altri dieci per domare le fiamme, ma la cosa più grave e che per molti giorni la popolazione venne tenuta all’oscuro sulla gravità dell’incidente e sui rischi per la salute, mentre avrebbe dovuto essere evacuata con tempestività per evitare i danni che ancora si continuano a contare. L’evacuazione invece avviene solo 36 ore dopo e solo dal 23 maggio le autorità decidono la distribuzione di ioduro di potassio che avrebbe saturato la tiroide e imedito che nella ghiandola si fissasse lo iodio cancerogeno liberato dall’esplosione". E questo è solo l’incipit. Per il resto vi rimando alle pagine di quello che può essere considerato un libro di storia.