Il diritto al ritorno

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
Il diritto al ritorno
Anno 2024. In una Tel Aviv lacerata dall’odio tra i popoli il figlio di un premio Nobel per la Chimica, Bram Mannheim, prima storico e poi volontario presso il Pronto Soccorso, gestisce con il suo amico Ikki la “Banca”. La Banca è un’agenzia di investigazioni private che si occupa di rintracciare i bambini scomparsi che sono tanti – troppi - in quello Stato, Israele, schiacciato dal dominio arabo, uno stato ormai deserto abitato solo da vecchi e da prostitute. I bambini scomparsi sono un tema caro e doloroso per Bram Mannheim visto che, sedici anni prima, anch’egli ha perduto il suo piccolo di soli quattro anni. Il suo Bennie, nel 2008, è scomparso a Princeton nel momento in cui lui parlava al telefono. Da allora, nessuna traccia. È stato rapito? È stato ucciso? È finito nella rete dei pedofili? È ancora vivo?
Leggere alcuni romanzi è come guardare un film, ed è proprio quello che accade con questo libro che di un buon film contiene tutti gli ingredienti. Azione, pathos, colpi di scena. E non è un caso, visto che lo scrittore olandese Leon De Winter è un grande appassionato di cinema e sceneggiatura. Le pagine de Il diritto al ritorno scorrono velocemente, incalzanti, non lasciano nessuna tregua. La trama è dinamica, complessa ed articolata, i dialoghi serrati. Le vicende si muovono nel  tragico contesto di una realtà possibile, probabile nel prossimo futuro. E gli aspetti drammatici di natura pubblica quale quello del conflitto israelo-palestinese fanno da cornice alle vicende di natura privata quale il rapporto difficile tra un padre, Hartog, e un figlio, Bram. Rapporto da sempre caratterizzato da insanabili incomprensioni, da un forte distacco, dall’intransigenza incontenibile di Hartog e forse da quel senso di inferiorità che Bram, negato per la matematica, nutre nei confronti del padre - stimato e famoso chimico. Ma nulla è statico nelle vicende e per i personaggi di questa storia. Tutto si evolve, nel bene o nel male  e finanche quel rapporto che pareva fossilizzato in una sorta di incomunicabilità tende, con il tempo, a mutare. De Winter pare dire che la storia è dolore, i rapporti umani spesso sono dolorosi, le perdite annientano e stravolgono la vita, ma per quanto dolore ci possa essere a nessuno si nega una speranza. Di ricominciare. Di ricostruire.