Diario di classe
Tutti siamo stati alunni, ma cosa succede se un alunno diventa un professore? I ruoli invertiti spesso ci stanno stretti, a volte è più facile essere uno scolaro che un insegnante. Questo è quello che capita al protagonista del libro di Marfisi. Un maestro precario viene gettato in pasto ad una classe di scolari irrequieti, senza alcuna esperienza dovrà affrontare situazioni difficili in una scuola della provincia emiliana, “rossa” da generazioni. Dovrà scontrarsi con la degenerazione della politica, con la burocrazia italiana e con i colleghi squali ed ipocriti. Addio ai sogni di bambino, ai ricordi di una classe politica autorevole e stimata, della famiglia presente, del rispetto per le persone anziane, l’età adulta coincide con il disagio crescente di vivere in una società che va stretta. Nonostante queste buone premesse però purtroppo il romanzo non convince, ha un’andatura soporifera, è sovrabbondante di pensieri introspettivi prolissi e stancanti, vive attorno a una vicenda piatta raccontata senza alcuna enfasi, con una scrittura sin troppo lineare e statica. Avere una storia da raccontare è un ottimo inizio: appassionare un lettore a questa esperienza è tutto un altro discorso.
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