Musica
Musica fu concepito nel 1964 da Mishima come un racconto destinato ad una pubblicazione a puntate sul periodico femminile “Fujin Koron” e questo spiega in parte la struttura del romanzo, diviso in brevi capitoli di grande scorrevolezza che sottolineano e aumentano la suggestione e la suspence quasi da giallo che accompagnano il lettore. Le intricate vicende, attraverso le quali si riuscirà a risalire alle cause del problema di Reiko, si dipanano in una trama ben congegnata, quasi geniale, sorprendente e coinvolgente, raccontata con ritmo incalzante e concitato e in uno stile elegante ed equilibrato. D’altra parte, la scelta di eleggere la terapia psicoanalitica protagonista essenziale del romanzo è di per sé suggestiva, perché, ancora oggi, ma di sicuro ancor più alla metà del secolo scorso, indagare le angosce e i dissidi che nascono nel mondo interiore e districarsi nei labirinti dell’inconscio ha un fascino quasi morboso che intriga un po’ tutti. Mishima, d’altro canto, è uno scrittore affascinante a tutto tondo, tormentato com’è da una duplicità insanabile tra l’uomo e l’artista, la curiosità intellettuale e lo scetticismo, il pensiero e l’azione, l’estrema sensibilità quasi femminea ( secondo alcuni di natura omosessuale) e il culto virile della forza fisica coniugato all’attivismo politico di stampo nazionalista. Musica è un romanzo di grande spessore psicologico e incredibile ricchezza di stimoli in cui Mishima dà prova di una estrema capacità di immersione nelle mille sfaccettature dell’animo femminile e nella sua sessualità; una capacità che davvero pare stridere con alcuni aspetti della sua personalità. D’altra parte, il “conservatore decadente”, come lo definì Moravia, è pur sempre colui che, lasciato il messaggio “La vita umana è breve ma io vorrei vivere per sempre”, nel 1970, a quarantacinque anni, in diretta televisiva si diede la morte mediante il rito antico dei samurai, il seppuku. Se Confessioni di una maschera è considerato il suo capolavoro, questo piccolo gioiello, forse un po’ meno cerebrale, non è certo da meno. Assolutamente da leggere.
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