La marcia di Luigi
La caratteristica che salta subito agli occhi di un addetto ai lavori – mi perdonerà l'autrice se si tratterà di una notazione più formale che contenutistica - è la sostanziale assenza ne La marcia di Luigi di refusi, strafalcioni stilistici e punteggiatura naif. Può sembrare cosa da poco, ma nell'ambito della piccola e piccolissima editoria (e a volte anche quando si tratta di major editoriali, ahinoi) non si tratta affatto di caratteristiche scontate, credetemi: e questo è già un ottimo inizio. Se si aggiungono poi l'importanza del tema trattato – la testimonianza diretta di un soldato italiano su alcune delle più sgangherate e sanguinose campagne militari del regime mussoliniano durante la Seconda Guerra mondiale – e la simpatia di Luigi Cannas, davvero un eroe del pensiero positivo, della concretezza, della mitezza e della saggezza contadina, il giudizio su questo libro-intervista di poco più di 100 pagine non può che essere positivo. L'autrice peraltro affianca alle dichiarazioni di Cannas un'agile percorso storico che aiuta a contestualizzare gli eventi narrati in un quadro più ampio, 'allineando' la Storia con la S maiuscola e quella con la s minuscola, e in appendice aggiunge ancora altri dati e qualche documento. Forse avrebbe giovato al pathos della lettura un approccio leggermente più 'aggressivo' all'intervista, scavare più a fondo negli eventi e nei sentimenti, rievocare in tono più vivido certi orrori, ma comprensibilmente Francesca Violante Rosso ha voluto evitare di essere troppo invadente con un uomo così anziano, e magari anche un briciolo di soggezione – vista la giovane età della giornalista – ha giocato il suo ruolo. Ciononostante alcuni passaggi drammatici e lo struggente appello contro tutte le guerre che Cannas ha voluto lanciare a coronamento del suo racconto sanno toccare il cuore, e soprattutto sono un balsamo prezioso contro l'oblio in questi nostri tempi di scarsa memoria.
Leggi l'intervista a Francesca Violante Rosso
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