Gli occhiali di Heidegger

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Gli occhiali di Heidegger
Nella Germania del nero furore nazista divampano gli ultimi fuochi della Seconda guerra mondiale: i campi prosciugano l'umanità, i camini bruciano vite, gli stenti affievoliscono la solidarietà. Nelle profondità della terra, nascosta dall'anonimato di una fitta foresta, la lunga mano uncinata del Reich ha sepolto un'arma segreta: “Briefaktion”, “Operazione posta”, voluta dal Ministero per l'educazione del Popolo e della Propaganda. Perché anche le lettere dei morti meritano di ottenere risposta, una risposta consona, che ricalchi lo stile e l'umore dei mittenti: sepolti vivi in carceri a cielo aperto, cintate di filo spinato elettrificato. “Rispondi allo stesso modo” è il motto di quell'accolita improvvisata di quaranta e passa scrivani, sfuggiti all'ira segregazionista in una babele  segreta dove i sospiri, le speranze, le paure si mescolano alle lettere pensate per i parenti lontani. Tra di loro si muovono Elie Schacten, pronta a sacrificare se stessa per portare cibo e vestiti agli uomini e alle donne chiusi nella miniera trasformata in mondo virtuale, e Gehrard Lodenstein, ex membro dell'Abwehr, la polizia segreta del regime. Ad ingarbugliare ancora più l'intricata matassa ai limiti della sopravvivenza arriva una lettera, da un mittente molto particolare: il filosofo Heidegger, scritta al suo optometrsita e compagno di dialoghi. Chi sarà in grado di rispondere al “suo” stesso modo?...
Insegna scrittura creativa all'Università di San Francisco Thaisa Frank, autrice di Gli occhiali di Heidegger e di racconti: non a caso, forse, questo suo primo romanzo appare un perfetto, riuscito esercizio di stile. Ben costruiti i personaggi, principali o secondari che siano: palpitano di vita e coraggio, aggrappandosi a barlumi di speranza per non precipitare nella desolazione emotiva. Ben calibrata la storia, con il suo specchiarsi nel sangue e nella morte portate dalla Seconda guerra mondiale: un diverso punto di vista che passa, con un velo di poesia, sopra la tragedia germinata nel cuore dell'Europa, in cui si intrecciano le singole personalità, i più impercettibili moti del cuore, alla Storia con la “esse” maiuscola. Ben ponderata la scrittura, compatta e fluida allo stesso tempo, destinata a far scivolare l'occhio e a far vibrare le corde della “compassione” (nell'eccezione alta del “compatire insieme”). Gli occhiali di Heidegger è, insomma, un romanzo originale, che stempera nel romanticismo la crudezza di un'ambientazione feroce. Eppure, qualcosa stona: stona una perfezione che rasenta, a tratti, la stucchevolezza, e un'eccessiva attenzione alla forma, costruita ad uso e consumo dei lettori più facilmente “impressionabili”. Per avere, appunto, l'impressione di dedicarsi ad “un'opera straordinaria”, da leggere e digerire in un pomeriggio di noia.