Il vangelo della scimmia

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Il vangelo della scimmia
Siamo nel Diciottesimo secolo. Nella sperduta isola di Iffe, a largo dell'Inghilterra, la tranquilla e ottusa routine quotidiana degli abitanti viene un giorno lacerata da un evento che cambierà per sempre le esistenze di tutti. In seguito ad una violenta tempesta infatti sulle impervie scogliere di Iffe finisce arenata una nave da guerra. Di tutto l'equipaggio si salva solo Maria, la scimmietta intima amica del cuoco di bordo, sollazzo e compagna di viaggio dell'intera brigata marinara. La bestiola ha indosso solo un gilet e alcuni monili e dopo un breve momento di spaesamento non appena messo piede sull'isola, si mette a ciondolare di ramo in ramo, per esplorare quel fazzoletto di terra in mezzo al mare. Non tarda così a fare la conoscenza dei principali e grotteschi abitanti di Iffe, i quali - non avendo mai visto una scimmia –ognuno a modo loro cercano d'interpretare e di fare i conti con quello strano e peloso straniero. C'è Lord Iffe, l'ottuso e conservatore governante dell'isola, l'intellettuale Gallimauf – il quale dall'alto dei suoi cinque libri letti decide dopo aver studiato un po' l'animale, che non può trattarsi d'altro che di un francese -, c'è Hogg, il mercante che immediatamente intravede grazie allo straniero finalmente un futuro matrimoniale per sua figlia ancora zitella, e c'è Vera, la pazza del villaggio, che vuole quel misterioso visitatore come amante dei suoi sogni. Sapranno accettare tutti il diverso e aprirsi a lui?..
Il londinese Christopher Wilson con Il vangelo della scimmia - in realtà scritto nell'86 ma solo ora editato in Italia – costruisce con uno stile umoristico e cinico al tempo stesso un mondo fittizio e fantasioso che assomiglia terribilmente a quello vero. L'Isola di Iffe ha tutti i peggior difetti della nostra società moderna. La chiusura mentale, la cattiveria, il razzismo, l'egoismo, il conservatorismo. Tutto ciò per anni si è accresciuto avviluppandosi su se stesso grazie alla totale chiusura con l'esterno, fino a che un elemento di rottura – l'arrivo di una scimmia scampata ad un naufragio - non ne mette alla prova, e quindi in crisi, gli interi meccanismi esistenziali. Il primate si posiziona sugli alberi e da lì comunica a modo suo - in modo a volte rude, a volte osceno, a volte semplicemente divertito -, il suo status di essere puro e libero da sovrastrutture mentali. Dal basso invece l'intera comunità di Iffe, improvvisamente piombata nel caos, la studia, la osserva, la teme, cerca via via di relazionarsi – ognuno interpretando il proprio grottesco ruolo istituzionale e sociale – fino a dover arrivare ad un necessario quanto inevitabile sacrificio, pur di ripristinare l'ordine precedentemente costituito. Una bella metafora su quanto stupidamente e ottusamente conservatori sappiamo essere davanti al diverso, al nuovo, a ciò che è altro da noi, capace - come ricordato in aletta di copertina -, di farci respirare “l'aria dei Viaggi di Gulliver e, insieme all'ironia, il lascito di Kafka”e che per certi versi richiama alla memoria “Il gorilla” memorabile di Fabrizio De Andrè.