Sorelle

Sorelle
“Tu e io, io e te. Tu, tu, io, io”... una nenia fa da sottofondo sonoro allo spazio ovattato delle notti di silenzio in cui Lilo e Lisa possono vivere il loro mondo, un mondo ‘altro’ nel quale vivono all'unisono. É stata una devastante tormenta a fare da testimone alla loro nascita; quasi presagio di un legame forte, ossessivo. Sono due sorelle, gemelle, unite da un intreccio di folti e sanguigni capelli; un fitto intersecarsi di fili rossi, quasi a rappresentare le loro radici, indissolubilmente unite. Ed è per questo che un urlo sembra squarciare la notte al momento della separazione, quando le trame vengono recise. Lilo e Lisa crescono nella solitudine a due  piena e autarchica di un mondo tutto loro, riuscendo a fare a meno del rumore di fondo del contesto, fino a che una primavera non porta l'amore nel cuore di Lilo. L'inganno e il rancore prenderanno il sopravvento, in modo irreparabile, sull'ossessione di un rosso legame, morboso...
Avevamo incontrato Ana Juan sulle pagine di Mangialibri con Circus: alle prese con due bambine identiche, spettatrici di una realtà che, prendendole per mano, sembrava mostrare, loro malgrado, pieghe deformi. La ritroviamo alle prese con due bambine, ma questa volta protagoniste e generatrici di una nuova ossessione, che arriva a compimento senza esitazioni. Più intensa e più cupa. Due teste, un'unica trama fitta di capelli, sostanzialmente. Sorelle esce per Logos, a confermare l'ormai matura e connotata sensibilità di questa elegante casa editrice modenese. Inaugura la collana Spaccacuore che nasce con la promessa di raccontarci una dimensione folle, possessiva e tragicamente affascinante dell'amore, che spacca il cuore. È una promessa mantenuta questa dal rosso dei capelli intrecciati che escono fuori dalle matite elegantemente sfumate della Juan e dai testi nelle mani di Matz Mainka - autore, illustratore e vignettista tedesco -, che creano le giuste didascalie poetiche per questa ossessione rossa e nera. Un'atmosfera à la Tim Burton si avrebbe la tentazione di dire, se non fosse per la totale mancanza di toni umoristici in favore della stringente necessità di una narrazione realisticamente visionaria. Torna in mente l'immaginifico Mark Ryden, illustratore potente, seppure qui ci troviamo di fronte ad una 'rilettura' visionaria sì, ma anche più nera e ossessiva. Una fiaba, sicuramente - fredda e senza pietà, come sapevano esserlo solo le fiabe di un tempo - destinata a trafiggere il cuore di bambini cresciuti, ma ancora bisognosi di struggenti emozioni.

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