Persecuzione
Secondo romanzo di Piperno dopo l’esordio al fulmicotone Con le peggiori intenzioni: bissare il successo di quella bomba del 2005 non era facile, ma l’autore si inventa un salto nel passato - il romanzo è ambientato nella Roma degli anni Ottanta, quando Craxi e i socialisti dominavano la scena politica - che descrive alla perfezione i tic, le debolezze e le mediocrità di una borghesia che proprio in quegli anni costruì le basi dello zeitgeist degli Anni Zero. I personaggi delineati in maniera sopraffina (uno su tutti è l’avvocato ed ex amico del medico Herrera Del Monte), i monologhi e i ripensamenti del protagonista, che raggiungono in certi momenti parossismi delineati alla perfezione, i rimandi alla cultura ebraica con battute al fulmicotone e altre chicche fanno di questo romanzo una perfetta descrizione della tragedia di un uomo solo contro il suo destino. Anche se la tecnica narrativa si perde volutamente in flussi di coscienza e flashback che ricordano il maestro Proust, di cui Piperno è un esperto, e che quindi potrebbero risultare pesanti ad una lettura superficiale, la vicenda di Pontecorvo è simbolo di una classe dirigente che non sa più regolarsi, non ha regole, spende e cavalca il successo del qui-ed-ora senza alcun tipo di etica. Un mondo fatto di bambini in corpi di adulti che non sanno ribattere alle accuse diffamanti di minorenni implumi ci fa riflettere su cosa siamo diventati e sul dove stiamo andando in modo crudo, senza alcun tipo di inibizione. La nuova Lolita reinventata da Piperno merita una lettura attenta. Il libro è il primo di una miniserie di due volumi. Attendiamo con trepidazione il prosieguo.
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