Veleno
Disturbanti, tormentate, perverse e innocenti al tempo stesso: ecco le storie ferociatroci che Claire Castillon dedica al grande, antico tema del rapporto madre-figlia. A 30 anni la scrittrice francese è già al sesto libro, il primo di racconti, e sfoggia, oltre ad una conturbante/abbagliante bellezza, un talento letterario micidiale, la lucida capacità di mettere su carta con brevi, sferzanti pennellate dallo stile cangiante emozioni inconfessabili, dolori inenarrabili, piccole miserie deliziose raccontate senza un attimo di esitazione, senza nessuna pietà per se stessa e per i lettori: bella e bestia in un corpo solo. Il titolo originale (Insecte) oltre a citare uno dei momenti più azzeccati del libro, allude a zampette brulicanti, chele, pungiglioni, mantidi religiose, formiche, veleni, falene, a quella disumanità al tempo stesso fredda e bollente di istinti profondi che attribuiamo da sempre agli artropodi ma che non ci è poi così estranea come vorremmo far credere. Mai nominati e mai giudicati ("Voglio che i miei personaggi siano delle silhouette, delle figurine, delle ombre evanescenti. Ho evitato accuratamente anche ogni descrizione fisica", ha dichiarato l'autrice in una recente intervista), i personaggi di Veleno abitano, esplorano la frontiera della loro umanità, là dove la vita - tra gli scintillii dell'egoismo più adamantino e le nebbie della paranoia più opprimente - si fa più orrida ma forse anche più morbosamente affascinante. Non mancano i gioielli, tra i racconti dell'antologia (curiosamente ma non troppo dedicata dalla Castillon alla madre): Insetti è inquietante e dà la nausea, La mia migliore amica è geniale nella sua lucida follia, Si può rimediare mette addosso brividi che non vanno via per un bel po', ma il momento più alto è Una giacca a vento e degli stivali foderati di pelliccia, davvero un pugno allo stomaco. Che fa piangere. Di gratitudine, persino.
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