A piedi nudi

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
A piedi nudi
Piedi e scarpe non vanno d’accordo, lo dicono medici e studiosi; lo si evince anche dal solo desiderato gesto di ogni sera quando le sfiliamo e ci sentiamo subito sollevati. Tante le patologie che derivano da scarpe troppo strette o sbagliate, inadatte alla conformazione del piede: e tanti i disagi da stress che derivano da un mancato contatto con la terra. Eppure anche in una società informata e consapevole come la nostra è impossibile adottare lo ‘scalzismo’ come modo di vivere. Per scalzismo Daniel Howel (professore di anatomia e fisiologia al Duke University Medical Center e alla McGill University) intende infatti un vero e proprio stile di vita, ‘un comportamento affrancato dal pensiero e dal fardello delle scarpe’. Si scopre così che non esistono né leggi né protocolli sanitari che proibiscono il barefooting e ciononostante sono tantissime le resistenze personali e sociali che non permettono alle persone di adottare quello che, secondo l’autore, è uno dei modi più belli per mantenere l’equilibrio psicofisico. Saranno forse i codici culturali adottati dalla quasi totalità del mondo civilizzato, la paura del giudizio, il non volersi esporre al ridicolo o al dileggio che impediscono di ricorrere ad un comportamento sano e utilizzato per secoli da popoli in tutto il pianeta. Anche se è considerato del tutto normale, resta il fatto che portare le scarpe non è naturale, ci ricorda l’autore, e mostra come tantissimi disturbi a carico del piede siano da far risalire all’utilizzo delle calzature come l’alluce valgo, la borsite e le dita a martello, il piede d’atleta, le unghie incarnite e molti altri. Una serie di testimonianze riportate nel testo ci fanno scoprire una realtà distante dalla nostra che fa sorridere forse, ma anche riflettere: conosciamo Vivian che nel suo paese in Texas oramai vive scalza, va a lavoro, a far la spesa, al bar senza che nessuno trovi la sua scelta strana o inopportuna; incontriamo Judy che va in giro scalza nei musei di Philadelphia; Cheri che insieme alle figlie ritrova un piacere creduto perso e quella di Glenn che da escursionista è riuscito a raggiungere il monte San Giacinto a una velocità di dieci chilometri orari senza scarpe. Scorrendo nella lettura scopriamo anche l’anche l’anatomia del piede, la sua complessità, impariamo a scegliere la scarpa giusta e soprattutto come dobbiamo camminare e correre a piedi nudi...
Un saggio interessante, scritto in modo semplice, corredato da foto, disegni e schemi, a metà strada tra un manuale di consultazione e un testo scientifico; un lavoro che mostra l’inutilità oltre che la dannosità di comportamenti come comprare le scarpe ai bambini ancor prima che camminino o il dover avere una calzatura per ogni occasione e necessariamente alla moda. Un testo che aiuta a prendere coscienza che i piedi non sono solo una zona erogena necessaria per l’affettività e l’equilibrio del corpo, ma che camminare scalzi aiuta la circolazione nelle gambe, la flessibilità delle ossa ristabilendo la corretta postura della colonna vertebrale e, incredibile ma vero, combatte uno dei disturbi più subdoli dei nostri tempi: la depressione.