Nessuno si salva da solo
Nessuno si salva da solo è la storia di due quarantenni che hanno deciso di separarsi. La stanchezza, la vita quotidiana, la noia, li hanno allontanati portandoli alla deriva. È un’analisi spietata delle relazioni umane. Nel lunghissimo flusso di coscienza che i due protagonisti – a turno – hanno ci sono i loro ricordi, i momenti belli della loro vita e della loro storia, la preoccupazione per i figli, per come cresceranno e per come potranno vivere la loro separazione e la fine del “mondo” felice a cui erano abituati. La Mazzantini scava nei meandri dell’animo umano. Tutti siamo passati attraverso delle separazioni laceranti, tutti possiamo riconoscere i sentimenti dei due protagonisti e sentirli come nostri. Eppure c’è qualcosa che non convince. C’è la consapevolezza, nell’autrice, di essere tremendamente brava, di sapersi destreggiare con maestria nel mondo delle parole. Troppe iperboli, troppe frasi ad effetto, troppa voglia di colpire il lettore e lasciare il segno. Tutto – ad un tratto – perde di naturalezza, diventa sintetico e impersonale, tutto sa di costruito ad arte. Manca l’ironia, manca il sarcasmo e quella dose di disincanto che ci resta tra le labbra, come retrogusto amaro, dopo una separazione. Manca la leggerezza e la naturale – e peraltro bellissima – imperfezione dell’animo umano.
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