Viva tutto!
Basta limitarsi a raccogliere – si spera col minor lavoro di editing possibile, perché altrimenti si tradirebbero le premesse dell'iniziativa – uno scambio di mail tra persone che hanno cose interessanti da dire e da dirsi, e si ha per le mani un format editoriale micidiale, almeno in teoria. Jovanotti è ormai da molti anni una delle personalità più moderne (nel senso più pieno del termine: più vitali, più 'connesse' al flusso della contemporaneità, più accattivanti, più intelligentemente naif) del panorama pop italiano, nonostante stia vivendo – in apparente controtendenza - una stagione di passaggio dall'hip hop al canone musicale del cantautorato classico italiano. Bolelli è un pensatore molto cool, un intellettuale di spessore che “piace alla gente che piace” e ha conquistato una certa notorietà nell'area della controcultura e dell'impegno politico, uno che si è dimostrato capace di decriptare lo specifico filosofico rendendolo fruibile anche per il pubblico generalista. Gli ingredienti perché Viva tutto! fosse una vera e propria bomba c'erano tutti, insomma. Perché non è così, se non in pochi felici momenti? Per una serie di motivi. Uno è senz'altro la sospetta deferenza del cattedratico Bolelli nei confronti della popstar Jovanotti: quest'ultimo non fa in tempo a esporre una teoria, a comunicare un'opinione, a fare una provocazione, a dire una cazzata che subito il primo si precipita a incensarne l'intuizione geniale, l'acume spiazzante, la lucida profondità. 1,2,3,4 volte è senz'altro un pattern possibile (in fondo Lorenzo è ragazzo intelligente, sensibile, simpatico, è uno che ha visto il mondo), ma alla decima volta la cosa diventa stucchevole, lascia in bocca un sapore falso e appiccicoso che assomiglia a quello dell'aranciata del discount, che la paghi 50 centesimi a bottigliona, ti gonfia la pancia, ti fa fare i rutti ma non è capace di dissetarti, figuriamoci di farti davvero felice.
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