Viva tutto!

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Viva tutto!
Dal 21 febbraio al 26 ottobre 2010, il cantautore Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti e il filosofo milanese Franco Bolelli si sono scambiati una marea di e-mail. Per parlare di cosa? Della difficile gestazione dell'album “Ora”, di cultura pop, di letteratura sudamericana, di evoluzione umana, di casinò, di Saviano, di comunicazione, di estasi mistiche, dell'allestimento di uno studio di registrazione sui generis, di generosità, di mountain bike, del cinema di Robert Rodriguez, di politica, de L'Orlando furioso, degli estremismi miopi di certo ambientalismo, di recite dei bambini, di creatività, di rapporto tra religioni monoteiste e femminilità, di sesso, di immigrazione, di neve, di arredamento, di matrimonio, di tempo brutto, di playlist, di Mourinho, del telefilm “Lost”, di grandi esploratori, di pop persiano, di situazionismo, di ristoranti toscani che al momento opportuno ti tirano fuori inesorabilmente cantuccini e vin santo, di Obama, di Bruce Lee, di Bob Dylan, di New York, di biodiversità, di leadership, di post-postmoderno, di biotecnologie e – cazzo, dopo 245 pagine – di calcio...
Basta limitarsi a raccogliere – si spera col minor lavoro di editing possibile, perché altrimenti si tradirebbero le premesse dell'iniziativa – uno scambio di mail tra persone che hanno cose interessanti da dire e da dirsi, e si ha per le mani un format editoriale micidiale, almeno in teoria. Jovanotti è ormai da molti anni una delle personalità più moderne (nel senso più pieno del termine: più vitali, più 'connesse' al flusso della contemporaneità, più accattivanti, più intelligentemente naif) del panorama pop italiano, nonostante stia vivendo – in apparente controtendenza - una stagione di passaggio dall'hip hop al canone musicale del cantautorato classico italiano. Bolelli è un pensatore molto cool, un intellettuale di spessore che “piace alla gente che piace” e ha conquistato una certa notorietà nell'area della controcultura e dell'impegno politico, uno che si è dimostrato capace di decriptare lo specifico filosofico rendendolo fruibile anche per il pubblico generalista. Gli ingredienti perché Viva tutto! fosse una vera e propria bomba c'erano tutti, insomma. Perché non è così, se non in pochi felici momenti? Per una serie di motivi. Uno è senz'altro la sospetta deferenza del cattedratico Bolelli nei confronti della popstar Jovanotti: quest'ultimo non fa in tempo a esporre una teoria, a comunicare un'opinione, a fare una provocazione, a dire una cazzata che subito il primo si precipita a incensarne l'intuizione geniale, l'acume spiazzante, la lucida profondità. 1,2,3,4 volte è senz'altro un pattern possibile (in fondo Lorenzo è ragazzo intelligente, sensibile, simpatico, è uno che ha visto il mondo), ma alla decima volta la cosa diventa stucchevole, lascia in bocca un sapore falso e appiccicoso che assomiglia a quello dell'aranciata del discount, che la paghi 50 centesimi a bottigliona, ti gonfia la pancia, ti fa fare i rutti ma non è capace di dissetarti, figuriamoci di farti davvero felice.