L’ora migliore

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due
voto
L’ora migliore
Un angoscioso stato di dormiveglia, scandito dal battito rallentato del cuore, diviene la condizione ideale di una scrittura che nasce, tuttavia, tra doglie sofferte. Proprio quando residui bagliori di lucidità cedono progressivamente alle oscure velature dell’inconscio umano. L’ora in cui i pensieri e le idee, come ombre fugaci, vengono a visitare la mente dell’autore un attimo prima di essere ingoiate dalle fauci voraci del sonno. L’ora in cui affiorano le ombre allungate di persone che hanno dovuto contenere i disturbi mentali tra i rumorosi silenzi di un ex-ospedale psichiatrico o tentato di varcarne le mura in cerca di conforto; di operai che a stento convivono con il ricordo degli anni trascorsi nel ventre meccanico e rumoroso di un’acciaieria sacrificata dalle leggi della riconversione industriale: persino quella di un uomo con la testa troppo piccola per contenere sogni troppo grandi. L’ora in cui torna ad animarsi lo scenario ignorato nel tragitto quotidiano lungo l’argine delle abitudini… 
Simone Ghelli, già autore di due romanzi e di due saggi di critica cinematografica, raccoglie ne L’ora migliore undici brevi racconti - alcuni dei quali già pubblicati su siti, fanzine e collettanee - generati in un arco temporale lungo sei anni e aggrumati unicamente da un irregolare quanto fervido flusso immaginativo. Testi determinati da una sorta di imprevedibile torpore creativo e da sensazioni che si affacciano in prossimità del sonno, ma capaci di alimentare, con sorprendente meraviglia, pulsioni e ricordi che provocano immagini sospese. Qualcosa di lieve e al tempo stesso fermo e lapidario. Una regione intangibile di palpiti e visioni in cui si aggirano personaggi che appaiono avvolti da un’aura d’inconciliabilità con il mondo esterno. Naufraghi rimasti impigliati tra le reti di un immaginario privato di ogni tinta consolatoria, in cui ogni impresa è più o meno vana e destinata allo scacco. Ma nella quale è necessario, nonostante tutto, vivere la propria condizione fino alle estreme conseguenze. La scrittura di Simone Ghelli diserta la linearità di un percorso fluido, per frammentarsi in rivoli dove indugiano mute sensazioni, che lasciano il lettore attonito,  sulla soglia di ogni racconto, in preda agli effetti di un’appagante allucinazione.