Le carte di Gesù

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Le carte di Gesù
Cosa sappiamo realmente della crocifissione di Gesù Cristo? Tutto quello che diamo per scontato deriva da quattro cronache in parte in contraddizione tra loro e redatte molti decenni dopo gli eventi. E se la versione dei fatti universalmente riconosciuta come vera fosse invece una bugia? E se questa bugia facesse parte di un complotto teso a sedimentare nell'immaginario collettivo una figura di Gesù molto diversa da quella reale? Cosa pensereste se venissero alla luce documenti originali che provano che Gesù era vivo e vegeto nel 45 d.C., cioè più di 10 anni dopo la presunta data della sua crocifissione? Cosa pensereste se scopriste che tali documenti erano noti alla Chiesa almeno già dall'Ottocento, se non prima? Tutto nasce da una lettera ricevuta da Michael Baigent, uno degli autori del dinamitardo saggio Il Santo Graal, che negli anni '80 ha cambiato per sempre la percezione del Messia della cristianità dando origine a un filone culturale tuttora in auge. A scrivere all'eretico ricercatore sbeffeggiato da teologi e filologi non era un fan fricchettone con la mania del complotto, ma un serissimo vicario della Chiesa inglese, il reverendo Douglas William Guest Bartlett, laureato in Fisica e Medicina a Oxford. Il prelato si diceva molto colpito dal contenuto del celebre saggio scritto da Baigent con Henry Lincoln e Richard Leigh, e riferiva di aver appreso negli anni ’30 da un ‘collega’ di provata fiducia che il chiacchierato tesoro del curato francese François Bérenger Saunière altro non era che un documento antico che in qualche modo comprovava la sopravvivenza di Gesù al processo condotto da Ponzio Pilato e alla crocefissione…
Le carte di Gesù parte proprio da qui, dalla caccia di Baigent alle tracce lasciate dall'enigmatico Saunière che l'autore – psicologo con master in Misticismo – sostiene di aver rintracciato in un eccentrico bassorilievo dipinto presente nella chiesa di Rennes-le-Château nel quale la presenza della luna alta nel cielo farebbe pensare che i discepoli non stiano portando il cadavere di Gesù nel sepolcro, ma viceversa fuori dalla tomba. Si allude, come teorizza lo studioso britannico, a un piano preciso ordito da Ponzio Pilato e dai seguaci di Cristo per permettere al leader religioso un'uscita di scena onorevole? Ma la caccia di Baigent prosegue, e il colpo di scena decisivo arriva quando un uomo d'affari israeliano (che rimane anonimo) gli mostra dei papiri scritti in aramaico databili al 45 d.C.. Baigent ci spiega come si trattasse di due lettere scritte al Sinedrio, il Tribunale ebraico, da una persona che afferma di essere Gesù e si difende dall'accusa di blasfemia. Documenti in grado di cambiare la storia, è ovvio, ma che spariscono presto dalla circolazione e dei quali non esistono foto o copie: abbiamo solo la parola d'onore dell'autore de Le carte di Gesù, che giura di averli visti con i suoi occhi. Questo ha chiaramente causato non poche accuse di falso e critiche sarcastiche al saggio, guarda caso pubblicato in concomitanza con l'uscita del film tratto da Il Codice Da Vinci per cavalcare l'onda commerciale. Una curiosità: proprio il buon Dan Brown è stato oggetto di una richiesta di danni milionaria per plagio da parte di Baigent, Lincoln e Leigh, causa peraltro rovinosamente persa (a causa – va detto - di un verdetto non cristallino nella sua logica). Rigore storico a parte, il libro – malgrado il fascino del tema trattato – soffre di una certa confusione strutturale e di una qualche farraginosità, e quindi riesce ad appassionare solo in parte. Il Santo Graal rimane un'opera di ben altra levatura: quella sì, rivoluzionaria.