Le carte di Gesù
Le carte di Gesù parte proprio da qui, dalla caccia di Baigent alle tracce lasciate dall'enigmatico Saunière che l'autore – psicologo con master in Misticismo – sostiene di aver rintracciato in un eccentrico bassorilievo dipinto presente nella chiesa di Rennes-le-Château nel quale la presenza della luna alta nel cielo farebbe pensare che i discepoli non stiano portando il cadavere di Gesù nel sepolcro, ma viceversa fuori dalla tomba. Si allude, come teorizza lo studioso britannico, a un piano preciso ordito da Ponzio Pilato e dai seguaci di Cristo per permettere al leader religioso un'uscita di scena onorevole? Ma la caccia di Baigent prosegue, e il colpo di scena decisivo arriva quando un uomo d'affari israeliano (che rimane anonimo) gli mostra dei papiri scritti in aramaico databili al 45 d.C.. Baigent ci spiega come si trattasse di due lettere scritte al Sinedrio, il Tribunale ebraico, da una persona che afferma di essere Gesù e si difende dall'accusa di blasfemia. Documenti in grado di cambiare la storia, è ovvio, ma che spariscono presto dalla circolazione e dei quali non esistono foto o copie: abbiamo solo la parola d'onore dell'autore de Le carte di Gesù, che giura di averli visti con i suoi occhi. Questo ha chiaramente causato non poche accuse di falso e critiche sarcastiche al saggio, guarda caso pubblicato in concomitanza con l'uscita del film tratto da Il Codice Da Vinci per cavalcare l'onda commerciale. Una curiosità: proprio il buon Dan Brown è stato oggetto di una richiesta di danni milionaria per plagio da parte di Baigent, Lincoln e Leigh, causa peraltro rovinosamente persa (a causa – va detto - di un verdetto non cristallino nella sua logica). Rigore storico a parte, il libro – malgrado il fascino del tema trattato – soffre di una certa confusione strutturale e di una qualche farraginosità, e quindi riesce ad appassionare solo in parte. Il Santo Graal rimane un'opera di ben altra levatura: quella sì, rivoluzionaria.
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