


Strane figure si muovono in un ambiente surreale, un palco alle cui spalle scorrono immagini create da uno scenografo troppo fantasioso. Un uomo col cappello da mago attraversa silenziosamente alcune scene, fino a raggiungere l’infermiere ed il Signor Bigol. Fino a dedicarsi all’attività che apparentemente lo diverte di più, lasciar cadere un sasso e raccoglierlo. Mentre gioca così, però, pensa, o sogna, e nel sogno narra la storia di un ragazzo che si trova per caso a Pisa, iscritto all’università anche se, confessa, “la cosa non mi convince più di tanto e se devo dire la verità non ricordo mica perché son studente non studioso”. Dal palco si passa (con un vero e proprio salto, come accade quando si scivola nel sonno e si comincia subito a sognare) alla casa in cui vive lo studente, e alla vita normale, quasi banalotta che conduce ogni giorno. Le ragazze, la facoltà, le persone con cui divide il tempo e lo spazio. Accanto a lui, figure apparentemente con le carte più in regola per essere reali, ma di fatto altrettanto surreali ed inquietanti: un coinquilino e la sua ragazza; la Gina, ossia la sua bicicletta, per la quale prova un sentimento quasi più vero di quelli che prova per le ragazze in carne ed ossa; Alice, la ragazza “con un bel nome e belle spalle”, che può frequentare, oppure no, oppure si. Figure e situazioni che si alternano, si accavallano, si confondono, e su tutte una sensazione dalla quale fuggire, un magone da scacciare mangiando “la zuppa della mamma”, quella che si fa con ingredienti “che vanno rimediati”, quella che fa sentire subito meglio. Quella che piace tanto anche al mago, e che serve a contrastare l’onda d’urto della vita…
"Sono un esordiente, e come tale verrò valutato”, ironizza l’autore nell’introduzione. Parla di quali possano essere le critiche più prevedibili, e dice subito che non vuole giustificare le scelte stilistiche particolari (utilizzo anomalo delle minuscole, largo uso della ripetizione, periodi non regolari, punteggiatura essenziale, tempi verbali confusi), giustificazione che sarebbe necessaria, crede, “per evitare che l’opera venga bollata come immatura”. In realtà, l’opera presenta veramente alcuni aspetti di immaturità, ma non per via delle scelte stilistiche. Per via dell’uso massiccio del nonsense e delle parole contrastanti, accostate per creare irrealtà e dissonanze. Questa tecnica è davvero impegnativa, e solo grandi maestri possono usarla nella maniera giusta, applicandola quel tanto sufficiente a non farla apparire un po’ “stucchevole”, per evitare che alcune esagerazioni prendano il sopravvento e distraggano dalla storia. La quale, per contrappasso, viene mostrata come se ci fosse una webcam che riprende i pensieri che passano nella testa dello studente pisano e le immagini catturate dai suoi occhi. Insomma, un misto di azioni, pensieri, riflessioni ed emozioni, in una successione non sempre logica, non sempre regolare, non sempre comprensibile. Ma è un possibile spaccato di vita, e nella vita a volte non si capisce il nesso degli eventi, ciò che accade non è sempre chiaro ed in certi casi si viene travolti da azioni e parole.
grazie
ringrazio per l'attenzione pure se il libro non è piaciuto
gordiano lupi - l'editore