Monocromatica
Come Alan Moore, Neil Gaiman, Peter Ackroyd e tanti altri ci insegnano, le metropoli nascondono molti segreti. Segreti antichi, che risalgono a ere precedenti, e ciononostante sopravvivono, sepolti sotto (o a lato) della nostra quotidianità. Sì, perché le città sono anche luoghi magici, scelti per la fondazione in base a logiche mistiche, oppure bagnati dal sangue di sacrifici umani: come reagireste se sapeste che sul terreno della fermata dove prendete l'autobus la mattina secoli fa sorgeva un rogo dove venivano bruciate le streghe, oppure che sotto alla vostra casa c'è un altare sul quale venivano sgozzati bambini? Monocromatica è un po' una guida turistica a questa Milano segreta, che permette di vedere le strade percorse tutti i giorni sotto una luce diversa. Molto diversa... Lo spunto del libro è accattivante, come pure la scelta di tre protagonisti immigrati: meno efficace a tratti la qualità squisitamente letteraria della scrittura, che troppo facilmente indulge in stilemi risaputi, e la risoluzione del plot, un po' frettolosa. Nota a margine: il romanzo è sì firmato da 'due attivisti dell'underground milanese', ma dalla postfazione (di recensori ne uccide più la postfazione che la spada) si evince che in realtà dietro a questa identità collettiva si nasconde una sola metà del duo. Pubblicato in una prima versione intitolata Rapsodia Monocromatica sul blog blackswift.org, è stato pesantemente modificato prima dell'uscita cartacea dagli editor di Mondadori Sandrone Dazieri e Andrea Cotti. Sia la vecchia che la nuova versione sono disponibili al download sul blog suddetto: il romanzo infatti è distribuito con una licenza 'open' simile alla ben nota Creative Commons utilizzata anche da Mangialibri.
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