Anarchy in the EU

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Anarchy in the EU
Quali sono le coordinate del movimento che riduttivamente e sbrigativamente si definisce no global e che si è sviluppato nei primi dieci anni del XXI secolo in Europa? Quali sono le sue radici? Quali sono le sue numerosissime articolazioni? Quali le sue prospettive strategiche? Durante l'epocale MayDay 2000 a Londra la folla si divise in quattro blocchi cromatici ben distinti: pink block, black bloc (senza k), green block e red block. Una divisione cromatica estremamente indicativa, efficace e comprensibile. Un approccio che questo saggio fa suo, assegnando a ogni “colore” un proprio capitolo (e un set di stickers imperdibili!). Alla voce “rosso” (Shades of red) troveremo comunisti e socialisti, sindacalismo industriale, zapatismo, autonomous marxism, chavismo, castrismo, trozkismo, terzomondismo militante, stalinismo, maoismo. Per “rosa” (Shades of pink) intenderemo gli organizzatori e gli animatori di Love Parade e Gay Pride, gruppi cyberqueer, collettivi femministi, transgender o di lesbiche accomunati da un approccio politico rosa shocking alla militanza che mette il corpo e la sessualità al centro della sua lotta libertaria e antifamilista. Sotto il vessillo “nero” (Shades of black) c'è la grande famiglia dell'anarchia, che fa dell'odio per le gerarchie e le burocrazie e il rifiuto netto per religioni organizzate e apparati di consenso la sua ragion d'essere. Ci sono l'anarchismo storico, il punk (abbestia e non), il sindacalismo rivoluzionario postmoderno dei neowobbly,  la pirateria, il p2p e l'hacking organizzato e militante, Indymedia e PGA, alcuni gruppi di ultras calcistici e naturalmente la guerriglia antisistema concentrata sui luoghi e gli oggetti (mai le persone) del tanto vituperato – assai spesso a sproposito - black bloc. Alla voce “verde” (Shades of green) infine troviamo l'ecoattivismo radicale che va dagli ecowarriors di Greenpeace al guerrilla gardening, dal veganesimo all'animalismo, dal neoprimitivismo della green anarchy, che propugna il ritorno a una società preistorica di cacciatori e raccoglitori anche se il prezzo da pagare è l'estinzione dell'80% della popolazione umana odierna...
Alex Foti, studi a New York e precariato a Milano, è un nome molto conosciuto della scena antagonista europea e un protagonista della politica postmoderna milanese. Qui si fa il cantore di una generazione di giovani attivisti politici che dopo gli inebrianti anni '90 del crollo dei muri e dei confini, della cultura tecnohouse, della contaminazione culturale e della New Economy hanno assistito alla restaurazione neocon che gira intorno all'11 settembre e hanno deciso di scendere in campo contro questo processo culturale, politico, economico e militare. Ma ovviamente nella nostra società della complessità questa discesa in campo non poteva più avvenire con gli schemi tutto sommato lineari del passato: il cosiddetto Movimento nel XXI secolo ha innumerevoli declinazioni, innumerevoli approcci, innumerevoli chiavi di lettura, innumerevoli colori, appunto. Che l'autore descrive brevemente ma con una buona dose di approssimazione, regalando al lettore – soprattutto se 'attempato' e quindi reduce da un'altra stagione politica – una guida chiara e preziosa all'attivismo giovanile. Alla passione, alle idee innovative e al coraggio di quei ragazzi troppo spesso liquidati come superficiali e ignoranti. Quelli per cui – per citare Foti – il piccì è un computer, e non un partito.