Seppellitemi dietro il battiscopa

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Seppellitemi dietro il battiscopa
Per il piccolo Saša fare il bagno è un'operazione molto complessa: la stanza deve essere debitamente riscaldata con una stufetta che, non appena la nonna batterà le mani, il nonno dovrà correre a togliere; l'acqua deve essere calda esattamente 37,5 gradi;  Saša non deve mai stare con il corpo fuori dall'acqua per troppo tempo, una bella strofinata al braccio e poi di nuovo subito dentro l'acqua calda; una volta finito bisogna montare in piedi sulla sedia accanto alla vasca per non stare a contatto con le piastrelle fredde del pavimento; di seguito bisogna asciugare per prima cosa la testa e poi il resto del corpo; infine occorre rimettersi in fretta la calzamaglia di lana. Per un bambino fragile, pieno di malattie, destinato a marcire come Saša, anche la più piccola corrente d'aria può essere fatale. O almeno questo è quello che gli dice la nonna, la donna che lo ha cresciuto da quando sua madre è andata a vivere con un altro uomo e non è più tornata. Anche se, forse, non tutto quello che dice la nonna è oro colato, visto che Saša è convinto che sua madre sia scappata con un nano succhiasangue...
Disgraziato, canaglia, cretino, invalido, carogna, maledetto, bestiaccia viziata, pagliaccio: sono solo alcuni degli appellativi con cui la nonna del povero Saša, vera e propria coprotagonista di Seppellitemi dietro il battiscopa, chiama suo nipote. Il libro, che in Russia ha venduto più di 500mila copie, è un romanzo a episodi che racconta la stramba educazione di un bambino da parte di una nonna isterica e ipocondriaca, che per proteggere il nipote dalle terribili malattie in agguato e dai suoi coetanei scalmanati lo fa crescere in un mondo popolato da batteri mortali e mostri assortiti. Dalla prima volta in un campo estivo alle avventure dentro un parco-giochi, dal primo giorno di scuola alle mille visite mediche da affrontare: Pavel Sanaev, nato a Mosca nel 1969, regista e sceneggiatore, decide di raccontare le tragicomiche vicende del piccolo Saša in prima persona. Il vero punto di forza di questo romanzo picaresco è infatti proprio lo stile dell'autore, in grado di aderire perfettamente al personaggio attraverso una scrittura semplice e lineare come quella di un bambino. Il lettore osserva attraverso gli occhi del piccolo protagonista un mondo sospeso tra sogno e tragica realtà, tra il gioco e la vita di un bambino cresciuto senza mamma e che, a nove anni, è già un disadattato. Dietro lo sguardo ingenuo ed incantato, sempre sul filo del riso e del pianto, tra il grottesco ed il tragico, Sanaev racconta la storia di un'infanzia, dietro la quale è possibile intravedere una Russia d'altri tempi, in equilibrio anch'essa sul filo del comico e del dramma.