L'amante indiano
La scrittrice inglese Carolyn Slaughter, che è nata a New Dehli ma vive negli Usa, costruisce con mano sicura un romanzo rosa al sapore di curry ricco di personaggi, alcuni ben riusciti altri invece forse un po’ troppo abbozzati, e di puntali riferimenti alla cultura ed alle millenarie usanze indiane, delle quali è evidentemente una grande conoscitrice. La ricostruzione di atmosfere ed ambienti è vivida, anche se con qualche concessione di troppo al manierismo, tanto che in alcuni passi del romanzo sembra quasi di respirare profumi di spezie, di sentire il fruscio dei sari e di assaporare gustosi, e piccantissimi, cibi tradizionali. L’ennesimo libro ambientato nel Paese dove fascino, sensualità e mistero sembrano essere di casa? Forse, però in questo caso l’ispirazione, almeno quella dichiarata, è “alta” : nei ringraziamenti la Slaughter cita tra gli altri scrittori senza dei quali “non avrei mai preso in considerazione di scrivere sull’India” niente meno che Kipling, Orwell, Forster e Salman Rushdie. Addirittura.
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