Gore Vidal

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Gore Vidal

"Uno scrittore non si contenta di avere successo. Per essere realmente in pace con se stesso ha bisogno dell’insuccesso altrui".

Gore Vidal, al secolo Eugene Luther Vidal, nasce il 3 ottobre 1925 a West Point, l’Accademia militare nella quale suo padre è istruttore aeronautico. All’inizio della sua straordinaria carriera di scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, saggista e tanto altro sceglie come pseudonimo un collage tra il nome di sua madre, Nina Gore, e quello di suo padre, Eugene Vidal. Rampollo di una grande famiglia del sud, cresce a Washington dove frequenta la St. Albans School. Anche se agiata l’infanzia di Vidal felice lo è stata ben poco. Di sua madre, attrice e mondana, dice: “Datele un bicchiere di vodka ed è la più docile al mondo. Crescere diventa difficile se la persona che odi di più è tua madre. Mi sentivo in trappola. Stavo bene con i miei nonni e mio padre era un santo”. I matrimoni dei suoi genitori son così tanti che ancora oggi non conosce tutti suoi fratellastri. Suo nonno, il senatore democratico Thomas P. Gore, che ha portato l’Oklahoma nell’Unione e che sarebbe stato un oppositore di Roosvelt, è cieco: per questo legge spesso per lui e gli fa da guida nei corridoi del potere. Respirando politica fin dall’infanzia, inevitabilmente è avviato a questa carriera, ottenendo anche un discreto successo nella candidatura al Congresso del 1960, anno dell’elezione di J.F.Kennedy, che conosce da sempre. Diventa un attivissimo commentatore politico e fa suo l’isolazionismo di suo nonno, criticando fermamente l’imperialismo americano. Ha sostenuto che gli USA non sarebbero dovuti intervenire nel secondo conflitto mondiale e ipotizzato che Roosvelt avesse in certo modo incitato i giapponesi ad attaccare l’America e che fosse a conoscenza dell’attacco ben prima che avvenisse. Da ricordare, durante una trasmissione televisiva a cui partecipava come analista per le convention dei partiti Democratico e Repubblicano del 1968 un celebre scontro con Buckley che definì “pro-crypto Nazi”. Fernanda Pivano l’ha definito “coscienza critica dell’impero” ma potremmo meglio dire che è colui che ha scardinato l’eterna fiducia nella repubblica americana. È considerato comunque un testimone storico della vita statunitense in virtù della sua straordinaria verve di saggista e polemista che emerge, tra l’altro, tanto nell’autobiografia Palinsesto che nel ciclo di sette romanzi Narrative of empire, che abbraccia la storia americana dai primi dell’800 alla seconda guerra mondiale: una sorta di contro-storia. Il suo esordio letterario, però, assai precoce e amato dalla critica, Williwaw, risale ai suoi diciannove anni; nel romanzo parla delle sue esperienze militari nell’Alaskan Harbor Detachment. Vidal ha già vissuto lo shock della guerra, essendosi arruolato volontario come ufficiale riservista nell’esercito degli Stati Uniti nel 1943 per combattere nel Pacifico Settentrionale. Nella battaglia di Iwo Jima del febbraio del 1945 perde la vita Jimmy Trimble, “la mia altra metà”, suo primo amore conosciuto ai tempi della scuola, “ucciso a causa di scelte sbagliate della G2” ovvero dell’Intelligence. Sue le iniziali nella dedica del primo grande e discusso romanzo, pubblicato in Italia con il titolo definitivo La statua di sale del 1948. Per la prima volta il romanzo parla, nei puritani USA, di un amore romantico e omosessuale in chiave realistica, senza cadere negli stereotipi del gay effeminato o nel melò. La pubblicazione suscita reazioni violente ma ha anche autorevoli estimatori, come Thomas Mann. Assunto nel 1956 come sceneggiatore dalla MGM, Vidal ha lavorato a film di successo come “Improvvisamente l’estate scorsa” di J.L. Mankievicz e “Ben Hur” di W.Wyler. A proposito di “Ben Hur”, Vidal racconta di aver suscitato reazioni sconcertate quando al regista, al produttore Zimbalist e al protagonista Charlton Heston lesse dalla sceneggiatura il motivo dell’odio tra Messalla e il principe ebreo (interpretato appunto da Heston) : in pratica il secondo aveva rifiutato un approccio sessuale dell’amico. Pare che Heston, del tutto contrariato, abbia in seguito sempre negato a Vidal la paternità della sceneggiatura del kolossal. Tutti i presenti ottennero, manco a dirlo, una riscrittura della scena. Personalità travolgente e controcorrente, autore satirico e fustigatore dei vizi della società americana, si è sempre fatto portavoce dei diritti civili e delle minoranze; come scrittore si è cimentato anche con il teatro scrivendo diverse pièce di successo, oltre ad aver scritto 24 romanzi. È considerato uno dei migliori saggisti al mondo e nel 1993 ha vinto il National Book Award con la raccolta di saggi United States Essays 1952-1992. Oltre che per il cinema ha scritto anche per la televisione. Ha pubblicato dossier polemici nei confronti dell'amministrazione Bush jr., che definì “combriccola di petrolieri guerrafondai”, sostenendo che l'allora presidente Usa aveva lasciato volutamente realizzare gli attacchi dell’11 settembre 2001 per raggiungere obiettivi politici espansionistici con una falsa guerra al terrorismo. “La guerra al terrorismo è stata inventata. È tutta una questione di opinione pubblica” dice in un’intervista. Vidal è membro della direzione di World Can’t Wait, organizzazione che partecipa al movimento per l’incriminazione di George W. Bush per alto tradimento. Si è pure cimentato come attore in alcuni film tra cui “Gattaca” del 1997 e “Roma” del 1972, dove fu chiamato da Fellini ad interpretare se stesso. Dagli anni ’60 ha vissuto in Italia con il compagno H. Austen, a Ravello, sulla costiera amalfitana, in una magione storica di 465 metri quadri costruita nell’800 che ha accolto ospiti illustri dalla Garbo a Nureyev, da Capote a Orson Welles, e che pare essere fornita di una biblioteca di ottomila volumi! Nel 2005, alla morte del compagno di sempre, è tornato a Los Angeles in seguito a problemi di salute che gli impediscono di “ passeggiare nella  piazza di Ravello”. In una carriera lunga sessant’anni ha dato scandalo (una per tutte: si stima che abbia fatto sesso con mille uomini prima dei suoi 25 anni). Più che controverso lo scambio epistolare e l’appoggio che fornì al dinamitardo Timothy McVeigh che fece saltare un edificio ad Oklahoma nel 1955 uccidendo 68 persone: lo definì “un vero patriota a favore della Costituzione”. Infine, tanto per ribadire il suo essere spesso controcorrente, è stato uno dei pochissimi ad apprezzare il film di Oliver Stone “Alexander” del 2004, stroncato invece dalla critica, perché, a suo dire, fornisce una visione franca della bisessualità di Alessandro Magno. Il film sarebbe “ una breccia su quello che si può fare con i film. I film sono sempre gli ultimi a registrare i cambiamenti nella società e questo film lo fa”. Le provocazioni più o meno geniali cessano tristemente però il 31 luglio 2012 quando, all'età di 86 anni, lo scrittore e sceneggiatore statunitense muore in seguito alle complicazioni di una polmonite: a dare la notizia al quotidiano Los Angeles Times il nipote Burr Steers.

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