Vita da mosche

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tre
Vita da mosche
 Due mosche giocano a basket e una sta per fare canestro, altre due mosche sono musiciste di strada (musicisti? Come differenziare il sesso delle mosche quando non fanno pipì? E la fanno solo dopo che si è già sfogliata la metà del libro, le cui tavole non sono numerate, e a quel punto si capisce che le due ritratte in quella bisogna sono maschi; ma il sesso delle mosche ovviamente cambia da una tavola all’altra, da un’occupazione all’altra: l’interrogativo quindi rimane costantemente aperto) musiciste di strada, dicevamo, e ricevono una sonante elemosina dalle loro simili a passeggio. Una mosca mamma con una zampetta spinge una carrozzina e con l’altra trascina il ritroso figlioletto/a. E poi ci sono mosche dedite al taglio del prato all’inglese, mosche campionesse di salto con l’asta, mosche insonni che contano le pecore, mosche che giocano a golf ed altre che cenano a lume di candela, mosche che ronfano dinanzi alla tivù e romantiche mosche che si baciano dentro una nuvola grondante di cuoricini…
La sequenza delle immagini non racconta una sola storia, ma tante brevi storie. Ed evidenzia che assomigliano tanto a noi umani, queste mosche, sia nelle occupazioni più semplici e quotidiane, sia in quelle più ardue, come suonare un pianoforte a coda e come partecipare a una competizione sportiva. Non immaginereste mai quanti sport sono in grado di praticare le mosche! Soprattutto le mosche morte. Perché di questo si tratta nel libro stupefacente di Magnus Muhr: di mosche morte, disposte su fogli da disegno sopra i quali la sua mano esperta ha tracciato qualche tratto di matita - giusto per suggerire un’ambientazione, un oggetto, un mondo - e poi l’autore le ha fotografate. Magnus Muhr è un fotografo svedese che vive in Svizzera (il suo sito ufficiale è http://muhr.area81.se/: potrà apprezzarlo a fondo chi conosce la sua lingua, gli altri guarderanno le figure) e che normalmente realizza fotografie più tradizionali, di raffinato realismo, a tema naturalistico o perfino romantiche. Quanto alle foto delle mosche pubblicate in questo libro, invece, Muhr si è dilettato - magistrale sense of humour? reminiscenza di infantili torture inflitte agli insetti? burla? bricolage estremo? - con le mosche morte, appunto, alle quali ha donato abitudini e movenze umane, rendendole perfino familiari e simpatiche. Impresa non facile, visto che le mosche sono considerate tra gli insetti più molesti, più sudici, più disgustosi (almeno dalle nostre parti). Benedetto sia il creativo, dunque, e beati coloro che possono godere delle fertili creazioni dei suoi neuroni. Ah, dimenticavo: l’albo è privo sia di testo che di didascalie, ma non è avaro nel suggerire bozzetti e storie: ciascuno potrà raccontarle a se stesso o ad altri con le proprie parole. E saranno tutte narrazioni uniche, irripetibili.