Intervista a Nataša Dragnić

Nataša Dragnić
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Nataša Dragnić è al suo debutto editoriale e sembra non stare nella pelle dalla contentezza. Scrive da sempre eppure è un’esordiente arrivata tardi sulla scena, passando dai palcoscenici dei teatri parigini ad un abbozzo di carriera diplomatica. Il gusto per la parola la travolge fino a consacrarla definitivamente alla narrativa. È in Italia per presentare il suo primo romanzo edito da Feltrinelli e nella sua fittissima agenda di appuntamenti trova il tempo per rispondere a qualche nostra domanda.
Per Ogni giorno, ogni ora hai deciso un’ambientazione familiare, la tua Croazia, con tutta la sua bellezza e anche la sua drammaticità. È stato naturale sin da subito pensare che la storia sarebbe partita da lì?
Avevo bisogno del mare non solo come background ma anche come se fosse un terzo personaggio che rendesse Dora, ma soprattutto Luka, quello che effettivamente sono e per me di mare ce n’è soltanto uno: l’Adriatico! Quindi si, l’ambientazione è scaturita del tutto naturalmente.


La storia d’amore tra Luka e Dora comincia fin dall’asilo. Si perde e si ritrova quasi per caso tra la Croazia e Parigi ed in tutto questo tempo la potenza del sentimento non accenna a diminuire. Provocatoriamente, non pensi che il tema rischi di diventare un cliché letterario? Possiamo definire, tout court Ogni giorno, ogni ora un romanzo d’amore?
Questa è la storia di Dora e Luka. Sicuramente è una storia d’amore, ma non soltanto questo. Non so se si possa dire un romanzo d’amore. Talvolta si, ma non ci trovo nulla di male ad essere romantici. Oserei dire che il mio romanzo è diverso, perché per quel che mi riguarda ha richiesto molto sforzo sia in termini di linguaggio sia rispetto al modo in cui è stato scritto per temere che gli venga appiccicata un’etichetta diversa da quella di “letteratura”.


Quanto c’è di Nataša in Luka e Dora? Leggendo la tua biografia ci sono tratti molto forti che nel libro sembrano veri e propri atti autobiografici. Penso alla costante del mare, a Dara che diventa un’attrice, allo sdradicamento dal proprio paese…
È vero, ci sono tratti autobiografici molto forti, ma questa resta comunque una storia di fantasia con piccole tracce di me, delle cose che conosco, sulle quali ho fatto esperienza, che ho visto ed imparato in tutta la mia vita. Però ci sono piccoli pezzi di altre persone e poì c’è la cosa più importante: la mia immaginazione ed il mio bisogno di capire quale sia la ragione che mi porta a scrivere.


Hai modo di scrivere è molto semplice, con frasi brevi, dirette e concise. È una necessità nata dalle esigenze di questo romanzo, oppure è nel tuo stile ricercare l’essenzialità espressiva? Ti sei posta dei modelli letterari da cui trarre esempio?
Quando scrivo, il “cosa” ed il “come” si uniscono allo stesso tempo, fino a diventare un’unica cosa. Inseparabile. Questo è il modo in cui funziona il mio modo di scrivere: non posso iniziare a scrivere prima di aver trovato la giusta combinazione. Immagino che la prossima storia troverà il suo stile e la forma più adatti e probabilmente non saranno gli stessi di ora.


Il tuo è un percorso molto particolare. Sei partita dagli studi diplomatici per approdare alla scrittura ed al teatro, dalla politica all’arte, cioè un salto tra due mondi totalmente opposti. Cè stato un momento particolare in cui hai deciso che la carriera diplomatica non faceva per te e che invece la scrittura era la strada da seguire?
Ho iniziato a scrivere a sei anni ed ho fatto la mia prima rappresentazione non professionale a teatro quando ne avevo sette. La mia carriera diplomatica, quindi, è durata lo spazio di una notte, davvero. Ho capito quasi subito che non faceva per me: troppa politica. Nonostante questo, è stata un’esperienza molto importante che mi ha permesso di incontrare persone deliziose. Mio marito, per esempio!


Sei un’esordiente ed il tuo libro ha colpito subito nel segno. Insomma, come ci si sente a sapere che il proprio romanzo, il primo ad essere scritto, è stato già venduto in 27 paesi ancora prima di essere pubblicato?
È meglio del più bel sogno che si possa fare. Il mio unico obiettivo era quello di avere un libro in libreria. Ed è stato così. Ero così felice e travolta da questa cosa che non potevo dormirci la notte. Ho dovuto imparare a convivere con tutta questa felicità, cosa per nulla facile. Ho pianto e riso ed ho avuto difficoltà a respirare qualche volta, proprio come accade a Luka nel libro. Non mi sono ancora abituata a tutto questo e mi piace. Prima di ogni presentazione o intervista non sono mai sicura che riuscirò a trattenere le lacrime. Mi emoziono troppo facilmente.

I libri di Nataša Dragnić

 

 

 

 
 
 
 
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