Almeno mi racconto

Almeno mi racconto
Natasha - Nasti per gli amici – è grassa, grassissima, ma come tutti le dicono, “ha un bel viso”. È così da quando è adolescente e da sempre, dunque, ha dovuto imparare a convivere con quei chili in eccesso e con lo sguardo pietoso della gente. Ha provato di tutto, dall'analisi all'intervento all'intestino, finché un giorno al luna park non incontra Robert e l'attrazione della serata: l'uomo scimmia... La sveglia è sempre puntata alla stessa identica ora: le 6:30. Un caffè rigorosamente amaro, una doccia veloce, poi creme per il corpo e solito tailleur blu Armani mentre la limousine è già di sotto che aspetta. L'auto la trasporta fin sotto un palazzone in pieno centro città, il suo ufficio. Qui inchini e riverenze di impiegati fanno da cornice all'ennesima ripetitiva, identica giornata di una quarantenne manager che ha avuto tutto dalla vita ma che della stessa non sa più che farsene... Lucio è disteso immobile in un letto di ospedale. Infermieri e camici bianchi vanno e vengono dalla sua stanza. Ma lui non ricorda più nulla o quasi. Gli hanno detto che è stato trovato in un prato il giorno di Pasquetta e trasportato d'urgenza lì. Che diavolo ci faceva su un prato lui che ha sempre odiato la campagna? Ricorda anche di non avere moglie né figli, per carità, già una donna, dopo la scopata diventa indigesta, figuriamoci fare una famiglia intera con tanto di marmocchi al seguito da scarrozzare in su e in giù per tutta la giornata. Lui si ricorda solo dei suoi trofei femminili da collezione. Questo sì. Ma l'arrivo del suo amico Saverio gli svelerà un mondo nuovo tutto da (ri)scoprire...
Daniela Rindi, scrittrice e attrice milanese, mette in scena la nostra psicopatologia della vita quotidiana grazie a queste 'microstorie isteriche di uomini e donne quasi sani'. Sì, perché la raccolta di racconti che ci propone è suddivisa in due parti. Quelli con voce femminile e quelli raccontati dalla prospettiva maschile, per svelarci un campionario di umanità piena di tic e manie, affanni e speranze, ma quasi sempre monca e in cerca del vero senso della vita. Sono esistenze sospese spesso in bolle d'aria fittizie, costruite ad arte, maschere indossate dai protagonisti più per convenzione che per reale convinzione. Uno spaccato di vita vissuta, ottimamente diretto dalla mano leggera dell'autrice che con una scrittura sempre misurata, ironica e distaccata, mette in scena questo campionario di mostri  ai quali è impossibile non affezionarsi, nei quali è impossibile non riconoscere i propri sogni, le proprie piccole, irrinunciabili ipocrisie.

 

 

 

 
 
 
 
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