


Difendere e ribadire la propria diversità in una società ormai uniformata può essere un torto invece che un’espressione di libertà come ne Il condannato a morte: “ il condannato è arrivato/la sua pena è la morte/il suo peccato verrà punito/ si è macchiato di un crimine grave/ha scelto da che parte stare./la democrazia deve regnare/ non c’è spazio per la diversità/qui si può stare solo in fila/ ad aspettare,…/”. Il distacco e la sofferenza da quello che un tempo è stato amore vengono ripresi invece in Cuore Morto:”scalo le impervie montagne della mia mente,/ distruggendo il marcio per niente, accudisco le creature create dalla mia fantasia…/.” Un momento per capire che nelle esperienze non tutto è male, che c’è ancora qualcosa che si può salvare e che può darci la giusta verve per andare avanti ogni fottuto giorno:” si colmano lentamente i vuoti dell’essere ,/la lucertola danzante trova rifugio,/ si muove negli spazi angusti posando teneramente la testa sul cuscino…/”. Ritornano come pugnali luoghi familiari in cui si è vissuta un’esperienza dolorosa:”… il bar è vuoto/ gli scaffali sono impolverati/ l’odore di te è forte/ nella mia gola./… t’ho sognata in imbarazzo/t’ho trovata in bilico tra/ territori ostili…/”…
Aprendo questa raccolta di poesie si è colti da un’emorragia di sentimenti e di cupe visioni. La pubblicazione un po’ scarna racchiude però poesie ben strutturate, l’autore non vuole inutili orpelli, le parole sono le vere protagoniste. Rivoli è un giovane poeta campano, questa sua prima pubblicazione è indubbiamente acerba, e spesso si riscontrano ripetizioni o espressioni gergali che però funzionano da collante e non rendono la lettura pedante. Cerca nei suoi sentimenti e nella quotidianità di una delle tante meschine periferie napoletane la giusta maturità per comporre i suoi versi. Il poeta – sebbene ancora un po’ insicuro - sta però costruendo il suo tragitto, pietra dopo pietra, parola dopo parola.