Coen Brothers

La domanda oggi non è più: “Chi sono i Fratelli Coen?”, ma: “A chi piacciono i Fratelli Coen?”. Un quesito che, traslato, significa: “Che cinema è quello dei due ragazzoni di Minneapolis?”. È cinema di genere (che rivede, stravolte e attraversa il genere), è materiale per geek alla caccia di omaggi e citazioni, o con gli anni è diventato pane per i denti anche di un pubblico più vasto e meno attento? Per rispondere a questa domanda si potrebbe tirar fuori (ancora una volta) il loro film più celebre, ovvero, “Il grande Lebowski”. Si potrebbe poi aggiungere una riflessione su quel “Non è un paese per vecchi” che si è portato a casa quattro dei riconoscimenti più nazionalpopolari in ambito cinematografico (quattro Oscar tra cui miglior regia e miglior film). Il loro cinema a ben guardare è, pur in una coerenza innegabile, qualcosa di non così immediatamente catalogabile, qualcosa a cui non è difficile trovare più di un minimo comune denominatore ma che dall'altra parte offre a chi le volesse cercare sorprese e deviazioni di una certa importanza…
Il volume sui Coen Brothers è il numero sette dell'esperimento Moviement. Ma siam sicuri che di esperimento ancora si debba parlare (quello di mixare l'approfondimento di un libro con la freschezza e immediatezza di una rivista) dopo una storia lunga quasi due anni e mezzo? La formula non cambia: una prima parte composta da saggi che studiano trasversalmente (e tematicamente) il cinema dei registi, un approfondimento dedicato ad un film e interviste finali. A chiudere bibliografie e curiosità varie. Tra gli interventi della prima sezione si segnalano in particolare quello di Alessandro Baratti “Bloody Coen, buon sangue (non) mente, una lucida analisi (benedetta sia la chiarezza e linearità del pensiero dell'autore) sul versante noir dei registi e il pezzo di Douglas McFarland “Non è un paese per vecchi e la filosofia morale”, che come si intuisce già dal titolo racconta il film interpretato da Tommy Lee Jones, Josh Brolin e Javier Bardem sancendo, finalmente, tutta la distanza che passa tra questo e un semplice prodotto pulp, come spesso è stato interpretato. Un consiglio, però, vogliamo elargirlo: si preferirebbe un Moviement con più pagine.

 

 

 

 
 
 
 
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