Amiche per la pelle
La Trieste di Amiche per la pelle Laila Wadia è una Trieste colorata e monocorde nello stesso tempo, bella e accogliente, piena di dissonanze e contraddizioni, come le protagoniste di questo piccolo romanzo ironico e dissacrante, che si rivelano pagina dopo pagina, raccontando storie personali e sfatando luoghi comuni. L’integrazione passa attraverso l’apprendimento di una lingua, la fantastica esperienza dell’imparare il linguaggio di un paese che speri ti accolga, provando a sentirlo sempre più tuo mano a mano che tempi verbali e sintassi si fanno più semplici, a farlo diventare un esperanto personale per poter parlare con le amiche straniere. L’italiano è una sorta di grimaldello per scardinare le difficoltà di comunicazione, per scavalcare le differenze e sentirsi più vicine: “è uno sforzo che abbiamo fatto noi, non per semplice necessità ma per la voglia di diventare amiche, di poter andare oltre un Buongiorno, come stai? Scambiato per le scale”, come spiega Shanti, voce narrante del romanzo. L’opera prima in italiano di questa giovane scrittrice indiana, che col tempo rivelerà sempre di più le sue capacità, è semplice e senza pretese, ma proprio per questo ricca di spunti di riflessioni, commovente e delicata, a cui si perdona anche qualche stereotipo di troppo visto il risultato di valore. Perché diventa davvero impossibile non affezionarsi a queste quattro coraggiose signore, “provenienti dai quattro angoli del mondo”, scaraventate in questa Italia bella e scontrosa, ancora incapace di un’accoglienza vera.
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