


Ad Edimburgo Isabel Dalhousie, 40 anni circa, direttrice della “Rivista di etica applicata”, per indole curiosa e generosa, oltre ad interessarsi di filosofia, andare ai concerti alla Queen’s Hall, citare il suo poeta preferito Auden e confrontare le sue idee con quelle della fidata governante Grace, “si occupa con discrezione di certe faccende” facendo la detective. Questa volta l’enigma, tra il filosofico e lo scientifico, che le “imporrà” di occuparsi di un nuovo caso, parte da una domanda complessa: “La memoria potrebbe trovarsi altrove e risiedere non solo nel cervello?”. Il nuovo caso prenderà le sembianze di Ian, un uomo cinquantenne da poco reduce da un trapianto di cuore: da quel giorno Ian soffre di vere e proprie visioni, e ha cominciato ad interessarsi a quella che gli scienziati chiamano teoria della “memoria cellulare”, secondo la quale anche il cuore potrebbe essere sede di memoria e quindi il ricevente di un trapianto di cuore potrebbe ereditare anche buona parte dei “ricordi” del donatore...
Secondo appuntamento con la detective filosofa, già incontrata nel precedente Club dei filosofi dilettanti. Isabel Dalhousie è uno di quei personaggi costruiti appositamente per far affezionare il lettore: non è mai antipatica, è fragile al punto giusto e altrettanto salda, il suo modo di pensare è lineare, ma non scontato, perfettamente aderente alla sua persona, alla sua cultura, al suo “tempo”. Forse per cogliere alcune raffinatezze della sua personalità e della scrittura dell’autore il lettore dovrebbe essere perfettamente calato in quel micromondo scozzese, reso ancor più genuinamente provinciale dallo stile di vita snob ed eccentrico della protagonista. Ma, ci giureremo, a questo serviranno i futuri romanzi della serie.