Garbageland

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Garbageland
Anno 2500. Garbageland, l'isola che una volta si chiamava Cuba, è una gigantesca discarica. Nel suo sottosuolo, oltre a mutanti, vermi carnivori giganti e topi vivono tribù di reietti che pescano reliquie del passato da un profondissimo oceano nero, il Black, e si nascondono dai raggi del sole radioattivo e dalle battute di caccia grossa degli occidentali che piombano sull'isola con armi potentissime, cani-robot e abbigliamento sponsorizzato. Nel frattempo, i Network del Divertimento annunciano che il Messia sta per manifestarsi a Manhattan e i cittadini lo aspettano sollazzandosi con la realtà virtualcarnale di El Masturbador. Il Quarto Vertice per la Salvezza Mondiale ha decretato da tempo lo sterminio delle razze inferiori non consumatrici. Le armi del Potere sono i Cancri Disney, i Cloni Rinforzati e i Soldati Mic ai quali si oppone la cyber-terrorista Orlan Twentyfive con le Sorelle Immacolate della Santa Confraternita del Supremo Candore...
Prima parte di una trilogia che proseguirà, nei piani dell'autore, con Orlan Twentyfive e El Masturbador, il sorprendente romanzo (in realtà a ben vedere un'antologia di racconti, ma talmente organici e serrati tra loro da sembrare un romanzo) di Jean Abreu, scrittore-pittore membro del circolo di Reinaldo Arena a L'Avana, è una rutilante/militante allegoria dei mali della società moderna: edonismo, consumismo, violenza, dittatura delle multinazionali, disparità tra Paesi sviluppati e Terzo Mondo, dipendenza dalla tecnologia. Ma anche un delirio cyberpunk a base di raggi ultravioletti, macchine sessuali, arti marziali hi-tech e personaggi Disney trasformati in divinità o killer feroci. Ogni racconto/capitolo è introdotto da una lunga citazione di Diarios de campaña di José Martì, un classico della letteratura cubana, visioni serene e sognanti che fanno da contrappunto all'incubo futuristico di Abreu, frammenti che uniscono (o dividono?) e che riecheggiano nella liturgia di Darma, il vecchio sciamano della tribù dei pària di Garbageland. Violentando la prosa fino a scarnificarla, ad esporne le ossa, Abreu martella il lettore con una grandinata di scene d'azione, di trovate, di spunti, di sottotrame che avranno una spiegazione solo quando tutta la trilogia sarà completa e la visione d'insieme decodificherà la mole di dati scaricati. Al tempo stesso utopia e anti-utopia, Garbageland è anche una profezia, un ammonimento, una maledizione. Soffusa di commedia, ma anche di orrore, un po' Roger Rabbit un po' Zombi, il libro si segnala anche per la presenza di alcune creature tra le più bizzarrre della storia della letteratura: gli spietati, deliranti Cancri Disney. "Cánceres Disney: hermoso horror. Raudos. Velocísimos. Piel bruñida, acaramelada. Muerte juguetona. Colores vistosos, alegres diseños. Órganos vitales mínimos, blindados, (…) casi inmortales"... Abreu ha motivato questo uso inedito e bizzarro dell'estetica Disney in una recente intervista: "Se Peter Pan con la sua ribellione contro gli adulti raffigura la rivolta contro l'addomesticamento e la schiavitù dell'individuo nelle società umane, e ogni volta che snuda il pugnale persino la morte indietreggia timorosa di fronte alla luce dell'innocenza e di una disperata (e per questo bellissima) vicinanza al carattere divino dell'immaginazione umana, l'estetica Disney, così 'inquadrata' e zuccherosa rappresenta per me esattamente il contrario".