Trinidad & Tobago
Giuseppe Sofo è un po’ di tutto: giornalista, scrittore, traduttore. È soprattutto un viaggiatore e lo si capisce bene quando racconta con sensibilità la solitudine, le paure, ma anche il coraggio di chi vive a migliaia e migliaia di chilometri da casa. Dalla sua esperienza nell’isola caraibica nasce Trinidad & Tobago, una guida particolare molto narrativa a metà strada tra il diario e il reportage. Il libro è diviso in due parti, corrispondenti alle due permanenze nel piccolo paese sudamericano. La prima ha un taglio antropologico, di graduale conoscenza del luogo e della gente. È descritta una società a misura d’uomo, fatta di semplicità, di joie de vivre, di ritualità, di una multiculturalità riuscita (vi confluiscono origini diverse, europee, africane, sudamericane, indiane). Le debolezze di questo popolo, confrontate con la civiltà occidentale, agli occhi di Sofo si capovolgono diventando una dimostrazione di originalità e una ricchezza culturale. La seconda parte è più tecnica, incentrata sul tema del carnevale. Nessun aspetto di questa manifestazione è tralasciato: le radici storiche, l’illustrazione dei significati allegorici, l’organizzazione, dai concerti di apertura di grandi musicisti quali Machel Montano o Fay-Ann alla preparazione dei costumi. In modo particolare ci si sofferma sul senso politico del carnevale, inteso come affermazione di uno “spazio di una costante lotta di resistenza” al potere coloniale. Al contrario dell’Europa, dove questa festività è considerata “una temporanea fuga dalle responsabilità e dalle consuetudini sociali”, a Trinidad essa rappresenta il simbolo della della fine della schiavitù dell’etnia africana. Quella di Sofo è un’immedesimazione totale con il luogo, sia mentale che fisica, che lo porta ad una visione esageratamente entusiastica del piccolo Stato, rischiando di compromettere una necessaria obiettività d’analisi. Manca quel distacco critico dalla realtà osservata che da sempre ha caratterizzato la letteratura di viaggio, basti pensare a un Evelyn Waugh o a un Henri Michaux. Forse dovrebbe essere ripensata l’estetica della narrativa di viaggio contemporanea, troppo intenta ad aderire incondizionatamente all’”altrove” e a cedere a facili e seducenti esotismi, senza guardarli con occhio più introspettivo e riflessivo. Certo è che le pagine in cui Sofo descrive il suo privato sull’isola caraibica o si inoltra nel profondo della cultura carnevalesca restano un saggio di scrittura.
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