È tutto a posto
Abbandonando la canonica ma meno spendibile forma del saggio in favore del romanzo, in È tutto a posto Deborah Gambetta sceglie di affrontare i non facili temi del traffico di cuccioli, dei canili lager e della vivisezione; soprattutto della vivisezione, dal momento che per quanto riguarda i primi due argomenti di informazioni in giro se ne trovano parecchie – articoli, inchieste, segnalazioni, denunce – ma di vivisezione, che non è illegale, non si parla mai o quasi mai al di fuori del giro delle associazioni animaliste. Argomenti non facili, quindi, di cui non è sempre facile scrivere – a maggior ragione se con lo scopo di rivolgersi al generalmente poco informato grande pubblico; e soprattutto non è facile scrivere in modo sufficientemente vero e coinvolgente da trasmettere al lettore tutta la reale e vivida brutalità dei fatti, ma non tanto crudo e scioccante da indurlo a rifiutare tutto, ancor prima di aver riflettuto ed elaborato ciò che ha letto. In questo romanzo la Gambetta riesce a trovare un buon equilibrio; sin dalla primissima pagina il lettore viene infatti catapultato in quella che ben si presta ad essere letta come la vicenda autobiografica del protagonista. Nonostante la forse eccessiva e provvidenziale casualità di un’amicizia che, a distanza di anni, costringe l’uno di fronte all’altro un attivista dell’Animal Liberation Front e un “carnefice” – ma l’ironia del destino, si sa, non va sottovalutata! – la trama è, infatti, bene strutturata e coinvolgente, lo stile è scorrevole e l’abbondante uso di digressioni ed approfondimenti riesce a dare lo spazio necessario a quello che è il vero cuore del romanzo: la descrizione delle torture imposte agli animali da laboratorio e delle sofferenze patite dai cani “ospitati” nei canili lager – intrappolati in gabbie piccolissime e destinati a morte certa. Fondamentali, in questo senso, sono anche le appendici, che corredano il romanzo e contribuiscono a renderlo adatto tanto a chi sente il dolore degli animali come il proprio, quanto a coloro che non si sono mai posti il problema ma hanno la voglia o la curiosità di cominciare a farlo.
acquista:

Enrica Bonaccorti vi consiglia: 


toccante
confermo, si fatica a leggere il libro per la crudeltà di cui racconta ma va letto. Io l'ho trovato toccante (per il tema trattato certo ma anche per la figura di Stefano che vorresti prendere a schiaffi e abbracciare allo stesso tempo), da leggere assolutamente. Dalila
grazie
Purtroppo troppe cose sono definite legali. Siamo ancora dei barbari. Il libro non l’ho letto semplicemente perché non sono in grado di sopportare il dolore e la crudeltà che si può infliggere a qualsiasi essere vivente. Non sono una buonista, sono semplicemente umana. Grazie per averlo fatto tu, descrivendo con sensibilità l’argomento. Grazie! Manuela Zurru