E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco
I temi affrontati sono sempre gli stessi: adolescenza, depressione, trasgressione, “cosa ho fatto di male per meritarmi questi genitori”. Il tutto condito da un uso esagerato di social network (e di K al posto delle C), citazioni dei reality-show più seguiti e passaggi obbligati al McDonald’s. Un turbine di banalità, di situazioni piatte e di dialoghi scontati. Personaggi che ormai da anni troviamo nel mondo della letteratura adolescenziale – il bullo, il ragazzino in crisi d’identità sessuale, la liceale con problemi di peso, la piccola Lolita – vengono qui delineati in un crescendo di cliché che farebbe impallidire persino il regista di Notte prima degli esami (per chi non lo sapesse, trattasi di Fausto Brizzi). E le storie degli adulti narrate da Eva Clesis, giovane scrittrice di Bari, non sono da meno: infelici e mai soddisfatti, conducono una vita provinciale nella quale non si intravede nessuna speranza. L’autrice tenta di dare voce alle nuove generazioni, che devono fare i conti con i problemi scolastici, con genitori assenti o apprensivi, con amici che possono voltarti le spalle da un momento all’altro. Ma argomenti quali la diversità, la presunta omosessualità di uno dei protagonisti, i disturbi alimentari e il desiderio di potere e affermazione da parte di questi quindicenni non vengono affrontati con il giusto realismo e con l’adeguata attenzione, tanto che in alcuni casi sembrano quasi ridotti a semplici macchiette, talvolta grottesche. Non vengono approfonditi i legami tra compagni di scuola, né tra genitori e figli. Troviamo una madre che si preoccupa più dell’infezione vaginale della figlia tredicenne che del rapporto con il cibo della primogenita, la quale preferisce spogliarsi al buio per non fare i conti con lo specchio ma nello stesso tempo non vede l’ora di entrare in un bar per ordinare cioccolata calda e pasticcini. Un romanzo che, probabilmente, punta tutto sulla giusta critica a quella mentalità provinciale che si ostina a ritenere unico metro di giudizio sulla vita il parere degli altri, senza però andare a fondo sulle vere problematiche che cercano – invano - di emergere dalle 180 pagine. Il titolo, poi, è un puro specchietto per le allodole. Vasco non compare nel libro, non è il cantante preferito di nessuno e non accompagna con le sue note le chattate notturne dei ragazzini. Alla fine del romanzo viene solo da domandarsi quali siano e quali dovrebbero essere i punti di riferimento di genitori e figli. Oltre ai personaggi televisivi e alle opinioni del vicino di casa, s’intende.
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