Parole sulla sabbia
Parole sulla sabbia conferma la validità del proverbio secondo il quale “il buongiorno si vede dal mattino”: difatti l’alba uggiosa del romanzo di Ellen Block è stata foriera di un giorno poco buono e di una notte molto anticipata. Ma osserviamo i dettagli e partiamo dall’alba uggiosa. Poggiando sulla fuga di una donna sofferente che abbandona la sua città e si trasferisce su un’isola sperduta nella speranza di una rinascita, il romanzo ha come base un parallelismo estremamente banale e poco invogliante: nuovo luogo uguale nuova vita, un’ordinaria analogia che esercita sulla voglia di leggere del lettore un potere scoraggiante simile a quello che la pioggerella di un nuvoloso mattino può esercitare sulla voglia di passeggiare del camminatore. Ma si sa, come il viandante è attratto dalla strada e sfida l’umidità con il K-way, così il lettore è innamorato delle parole ed è pronto ad affrontarne l’apparenza noiosa con la forza della passione. In questo caso però i buoni propositi si sono presto trovati a fare i conti con una dura realtà: il giorno è ancora più piovoso dell’aurora e cioè il parallelismo ‘incriminato’ oltre ad essere scontato e avvilente si dimostra anche mal rappresentato perché, mentre località, case e mare (nuovo luogo) vengono sviscerati e raccontati in ogni riga, il dolore della protagonista e il suo superamento (nuova vita) si accontentano di essere menzionati in poche pagine magre e slavate. Ed è a questo punto che, seguendo la scia bagnata tracciata dal giorno, la notte, lesta e inesorabile, scende e chiude il cerchio: scene di vita quotidiana che si ripetono in modo similare, dialoghi esangui, inutili osservazioni e un finale troppo buonista e poco convincente contribuiscono a rendere il contenuto del romanzo, insulso e trasparente, riducendolo a ghigliottina delle emozioni e ad apoteosi del nulla. Dunque una sonora disfatta per l’impermeabilità del K-way e per la forza della passione. Un consiglio: cercate il buongiorno altrove.
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