Il digitale corre verso ovest

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L'aria che si respirava agli incontri professionali di Più Libri Più Liberi 2011 era più o meno quella che si sarebbe potuta respirare dentro un fortino della vecchia frontiera americana.
L'editoria è oggi come non mai (o forse come fu solo nel passaggio dal manoscritto alla carta stampata) su quella linea di frontiera che separa la carta dal digitale, lì dove solo pochi pionieri (almeno in Italia) hanno avuto il coraggio di iniziare a costruire piccole colonie. Tuttavia la frontiera si sta spostando rapidamente verso ovest! Basti pensare che solo nel 2009 gli e-books disponibili in Italia si aggiravano appena intorno ai 1800 titoli e che nel 2011 hanno raggiunto quasi i 19 mila titoli. Negli Stati Uniti d'America (manco a dirlo!) nel 2011 si è arrivati ad un numero di e-books disponibili pari a 180 mila, nel Regno Unito i titoli elettronici sono 33 mila, in Germania 25 mila, in Francia 22 mila, in Spagna 10 mila. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito il libro elettronico si è conquistato una quota di mercato che si aggira intorno il 6 % mentre in Europa solo la Francia raggiunge una quota quasi del 2% (l'Italia ha ancora una quota dello 0,1 %). La frontiera però sembra destinata a spostarsi rapidamente, se non altro per ragioni anagrafiche. Infatti se qualcuno ha già fondato case editrici esclusivamente digitali forse lo ha fatto perché sempre più spesso gli editori dovranno fare i conti con i nativi digitali, bambini che considereranno normale il libro elettronico e rotto e mal funzionante un libro fatto di carta (come succede a questa bambina: http://www.youtube.com/watch?v=APE8M9MeOWA). Questo genere di nativi non rischia certo di fare la fine dei nativi americani, finiti a vivere dentro delle riserve; semmai quello delle riserve è un rischio che nel prossimo futuro rischiano di correre gli editori che non si adotteranno al digitale. Per fortuna (o purtroppo) parte dei problemi che gli editori si troveranno ad affrontare saranno gli stessi che hanno dovuto affrontare fino ad ora. Le librerie on-line infatti, oltre ad essere rifornite né più né meno da un distributore esattamente come quelle reali, hanno anch'esse delle regole promozionali: come fa un libro a finire sullo scaffale più in evidenza? Non solo bisogna fare accordi ma, per far emergere un libro dal mare della rete, bisogna lavorare soprattutto sui social-network. Sempre di più infatti la rete e i social-network stanno cambiano il modo dei lettori di cercare informazioni su un libro (sia cartaceo che elettronico). Tra le ragioni che spingono un lettore ad acquistare un libro, oltre a ragioni di mero interesse (il 78,6 % di lettori di e-books e l'80 % dei lettori di libri cartacei dichiara di farsi guidare nella scelta di un testo solo dal proprio gusto) consigli di amici (38% e 34,2 % rispettivamente per la scelta di e-books e di libri cartacei) giornali e riviste cartacei (31,7 % e 37,1%), spuntano nuovi fattori che influenzano le scelte dei lettori come le recensioni on-line (18,2 % e 28,6%) e network (8,6 % e 12,8 %). D'altra parte come ha detto Cristina Mussinelli, dell'Associazione Italiana Editori, durante l'incontro dedicato alle nuove forme di marketing «il digitale permette forme di promozione che con il cartaceo sarebbero state impensabili per gli insostenibili costi di stampa». Il riferimento in particolare era alla casa editrice americana Harlequin che ancora durante la lavorazione di un libro pubblica on-line dei piccoli estratti di testo per aumentare l'attesa dei lettori. «La nascita di un e-book – ha continuato la Mussinelli – non deve essere posteriore a quella del libro cartaceo ma deve iniziare ad essere progettata e pensata accuratamente sin dall'inizio». In fondo, se anche Google ha aperto negli Stati Uniti, Canada e Regno Unito una piattaforma on-line chiamata Google E-Books, che presto arriverà anche in Europa, significa che la frontiera è veramente prossima a raggiungere la costa. Alcune biblioteche si sono già date da fare mettendo a disposizione non più solo libri cartacei ma anche e-books da scaricare e conservare (o storare, che dir si voglia) gratuitamente. Dunque anche il concetto di prestito sta per cambiare, non foss'altro per ragioni economiche: «un prestito bibliotecario di tipo classico ha un costo di circa 4 euro – spiega Giulio Blasi di MediaLibraryOnLine – mentre il costo di una transazione digitale varia da 1 a 50 centesimi». Alcuni aspetti del digitale rimangono però ancora da definire con precisione, come il prezzo “giusto” di un e-book, il grado di protezione (sola lettura, riproducibilità, ecc.) che un e-book può avere o il modo corretto di compilare una scheda di metadati (una sorta di tag con il quale il file e-book deve andare on-line e dal quale dipende la sua reperibilità su internet). Le regole stanno cambiando anche per gli autori, che non la rete hanno la possibilità di bypassare la tradizionale filiera editoriale e pubblicare e vendere in self-publishing direttamente on-line. Che si riesca in questo modo a vendere milioni di e-books (come Amanda Hocking) o appena qualche centinaio è sempre possibile che qualche attento scout letterario in cerca di tartufi scopri un nuovo talento e decida di proporgli un contratto di pubblicazione. Anche se nemmeno questo aspetto sembra essere immune dai cambiamento che la rete sta imponendo a tutto il mondo dell'editoria. L'autore infatti potrebbe ritrovarsi con una clausola che lo obbliga, come succede già in America, a twittare qualcosa sul suo libro un certo numero di volte ogni giorno. La nuova frontiera del digitale – non ci sono dubbi – corre sempre più veloce verso l'ovest!