Dolodi
Zandonai porta alla luce Dolodi, romanzo scritto da Stelio Mattioni nel 1982 e inedito fino ad oggi. Che questo autore triestino meriti attenzione lo aveva già fatto notare Calvino negli anni Sessanta definendolo sul “Menabò” «uno scrittore che mi pare del tutto eccezionale. Non somiglia a nessuno, ha un mondo fantastico proprio e di grande forza, ed è misterioso sul serio, senza nessuna compiacenza fumistica»; ma, oggi come ieri, l'interesse del pubblico e della critica per questo scrittore è purtroppo di gran lunga inferiore al valore delle sue opere, tutte da leggere e scoprire (dalla raccolta d'esordio del 1962 Il sosia al postumo Tululù, pubblicato nel 2002). La storia di Dolodi è inquietante, sospesa tra realtà e assurdo e si svela a poco a poco, ma mai fino in fondo (un cane abbaia e sembra vicinissimo, ma Mattioni non ci dice se l'animale sia veramente a poca distanza o meno; nell'armadio di Dolodi ci sono cose orribili, ma perché lui le abbia messe lì non sarà mai chiaro). Eppure alla fine la situazione si risolve in un modo che non potrebbe essere più limpido: ogni singolo nodo si districa e ciò che era parso illogico diventa ragionevole. Perché anche l'illogico può essere ragionevole nel mondo di Mattioni. Un'ottima prefazione a cura di Francesco De Nicola inquadra l'autore e le sue opere e, ad arricchire ulteriormente il volume, in appendice, un manoscritto inedito dello stesso Mattioni - Dardi, tratto da Interni con figure. Incontri di Stelio Mattioni - dove lo scrittore racconta un suo incontro a Rupinpiccolo (vicino a Trieste) con Dino Dardi, il personaggio reale al quale chiaramente è ispirata la figura del vecchio Dolodi. Se vi piacciono scrittori come Kafka e Buzzati non potrete non innamorarvi di Mattioni, ma è inutile cercare somiglianze: l'ha già detto Calvino, questo autore non ha eguali.
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