Le Belve
E proprio in questa inversione di polarità morale va rintracciato il senso de Le belve, ideale prosecuzione de Il potere del cane. Il confine etico e morale tra i buoni e cattivi è infatti labilissimo e talvolta incomprensibile. Le belve (i “selvaggi”, nel titolo originale) sono sia gli americani sia i messicani, ed entrambi le ipotesi sono plausibili. Mentre Il potere del cane narrava le vicende del narcotraffico tra America e i cartelli messicani partendo da una prospettiva storico-sociale più ampia, Le belve si concentra sui personaggi, intrecciando le loro vicende private a quelle propriamente legate alla lotta spietata con i Messicani. Questi infatti minacciano di tagliare le teste dei due ragazzi, cercando di imporre loro la definitiva cessazione dell’attività. Da qui le vicende si complicano, i due vengono sfidati, inseguiti, O viene rapita e poi salvata in un susseguirsi di colpi di scena che lasciano il lettore senza fiato (esattamente come i tre protagonisti). Con la sua lingua sfrondata, secca, disadorna ma non minimalista, Wilson crea un lungo romanzo fatto di brevissimi sketch: 290 brevi capitoli che si leggono a ritmo serrato, martellante, ipnotico come gli effetti dell’erba prodotta dalla ditta Bec&Chon. Non solo i capitoli sono brevissimi (il primo, simbolicamente, è composto di una sola parola: “Vaffanculo”), ma al loro interno la storia è sorretta da una sintassi estremamente scarna, fatta di frasi lapidarie, taglienti, tanto ironiche da essere “feroci”. Molte di esse, inoltre, raggiungono un encomiabile livello di visualizzazione, seguendo talvolta le percezioni dei personaggi e talvolta lo sviluppo delle loro (micro)azioni. Lo stile è dunque cinematico, ricalcato su quello essenziale e paratattico di una sceneggiatura (talvolta anche enfatizzato da vere e proprie indicazioni da copione). I capitoli diventano così delle “scene” che il lettore è chiamato a “montare” nelle sua mente. Non è infatti un caso che i diritti siano già stati acquistati e che Oliver Stone stia già lavorando alla realizzazione del film. Uno di quei film molto rischiosi, proprio perché di quelli che derivano da un romanzo sperimentale che mira a scardinare le convenzioni del genere, e soprattutto un romanzo che già di per sé è (anche) cinema.
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