Poesie antirughe

Poesie antirughe
“A trent’anni/la mia faccia è una mappa ben disegnata/ di fatti accaduti/ e pianti / e smorfie / e quell’espressione tipica/ di quando vorrei capire di più”. Sì, a trent’anni si intravedono già piccole grandi potenziali rughe, che nascondono piccole grandi angosce di una donna che non si sente né madre né figlia, con “un futuro fatto a pezzi nel congelatore” e tanti  “esercizi di cattiveria amorosa” alle spalle. Ma badate bene, non stiamo parlando delle lamentele della solita ragazza cresciuta e frustrata: di ordinarie e colossali sfighe si può ridere, eccome. Si ride di amori finiti male, come “una coppia di bari”, con le loro “pinnacole e poker di ragioni”, da far sposare e divorziare, si ride dei lavori di casa che non finiscono mai e degli oggetti che ritornano nelle sporadiche volte in cui cerchiamo di mettere ordine, e ci fanno commuovere, pensare (“Ho chiesto alla polvere/l’arte di cadere/ e di lasciarsi sollevare […] Ho chiesto a quella tua vecchia maglia/ che ancora conservo/ che ancora non riesco a gettare/ l’arte del ricordo/ l’arte / di lasciarti andare). E si cerca di dare risposte, a quesiti che invece non ne hanno, perché in fondo “Come ti assomiglia il mondo? / Come il lupo o come la bambina?/ Come la bellezza o come quella che non hai?”…
Forse se pensiamo alla poesia ci vengono in mente i grandi autori del passato, i versi storici che ci hanno fatto emozionare, o anche quelli meno noti ma che hanno lasciato traccia nelle nostre anime, che hanno alimentato i dolori di un amore finito, quei momenti in cui stai male ma chissà come provi una parossistica e autolesionistica voglia di farti ancora più male con le parole. Difficilmente, ammettiamolo, pensiamo che la poesia possa far ridere e comunque far pensare nello stesso momento: se riesce nel primo obiettivo, il risultato può risultare troppo spesso frivolo o superficiale, se riesce nel secondo, spesso però è decisamente, molto, molto triste. Poesie antirughe di Alessandra Racca invece raggiunge entrambi gli obiettivi, con uno stile lezioso ma simpatico e un abilità sopraffina nel creare giochi di parole, pur toccando temi sensibili in cui ci si può identificare con facilità. Non a caso Alessandra Racca è diventata “la signora dei calzini”, ovvero una poetessa-attrice-organizzatrice di eventi che si diletta a girare circoli e locali recitando versi accompagnata da musica: nata alla fine dei Settanta, nell’ultimo anno disponibile per dire di non essere degli Ottanta, ha studiato teatro per poi barcamenarsi nel precariato per molto tempo. Il tutto senza mai rinunciare alla scrittura: il risultato si vede, ed è senza dubbio decisamente godibile. 

 

 

 

 
 
 
 
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