Ci si mette una vita

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Ci si mette una vita
Gianfrancesco Rubeni detto Rubens ha appena ricevuto l'incarico più prestigioso della sua carriera di giornalista sportivo: sarà lui a seguire l'Italia nell'avventura dei mondiali  tedeschi del duemilasei. Il ristorante è uno dei migliori di Milano, il momento è topico. Il direttore del giornale vuole dargli la notizia di persona. Ma la suoneria vintage del suo telefonino interrompe la celebrazione. L'istinto è quello di rifiutare la chiamata. Premere il tasto di spegnimento. Però Valeria, la fidanzata di Carlo, non chiama mai. Solo in casi gravi come questo. E' accaduto un incidente. Uno stupido tuffo. Il suo migliore amico rischia di non raccontarla. D'un tratto il giornale, il timore reverenziale di fronte al capo e Berlino scivolano via come acqua fresca. C'è solo una cosa da fare: il biglietto dell'eurostar per Firenze. Dopo tanto tempo Rubens si ritrova nella sua città, a centinaia di chilometri di distanza dal fantasma della sua ex. Insieme ai suoi amici: Pico e Gazza hanno fatto proprio come lui. Vengono da ancora più lontano, dal nord Europa. Ma il loro istinto li ha richiamati al capezzale del povero Carlo in un istante. La sua pellaccia è dura, se la caverà. Anche se probabilmente non sarà più come prima: probabilmente non riuscirà a camminare. Ma ancora non è detto. La prognosi è riservata, i tre non possono neppure entrare a salutarlo. L’unica cosa che possono fare è accamparsi nella sala d’aspetto del centro traumatologico. Senza pianti, senza preghiere. Ritrovarsi ogni giorno lì, semplicemente, come accadeva una volta in piazza della Vittoria, dopo la scuola. Stare insieme, parlare, scherzare. Vivere. Ed è proprio quello, quella vita, la cosa di cui Carlo ha più bisogno...
Trentenne, volto nuovo della tv, dj affermato. L’identikit sembrerebbe quello di uno scrittore occasionale. Un cavalcatore di onde. Eppure la scrittura semplice e sincera, la trama verosimile e senza colpi a sensazione, fanno pensare al positivo esordio di una giovane promessa. A differenza di altri suoi colleghi, con Federico Russo non c’è la sensazione che scriva solo per compiacere i suoi fan. Sembra davvero ispirato da una storia e dalla voglia di raccontarla. Gli argomenti sono i soliti: l’amicizia, l’amore, la malattia. Ma la misura con la quale vengono sfiorati è quasi sempre quella giusta. Non vuole insegnare a niente a nessuno, non vuole esaltare il suo stile di vita. Ha dalla sua la celebrità, editori che probabilmente pubblicherebbero anche una sua raccolta di barzellette sporche. Però non se ne approfitta. Tira fuori una storia autobiografica, mette in gioco se stesso. Ed il risultato è più che piacevole. Resta un dubbio: la sua vena si esaurirà con la prima opera, come accaduto a tanti altri in passato, oppure acquisterà la giusta consapevolezza per migliorarsi e diventare davvero uno scrittore? Beh, in fondo non è così importante. Un libro è buono quando ti lascia un bel ricordo. Il resto non conta poi così tanto, nemmeno il suo autore.