Fino all'ultimo respiro

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
Fino all'ultimo respiro
In un piccolo paese sulla costa della Svezia viene al mondo una bambina: sono gli anni Settanta e Lo (diminutivo del vero nome, che la rappresenterà meglio dell'intero) si presenta al mondo con gli occhi da eschimese. Attorno a lei vive e respira una grande famiglia rumorosa: nonni e zii la crescono alla stregua di una principessa, mettendola in guardia dai cavi dell'alta tensione, dall'autostrada, dal lago. E da “tutto il resto”, la ammonisce la madre carica di un affetto che non lascia spazio alla comprensione: donna volitiva e dura, abile nel tagliare la legna come nessun altro, capace di chiudersi in un ostinato silenzio per il suicidio dell'attrice Jean Seberg. Lo cresce così al riparo dalla vita vera, fino al fatale incontro con i due pericoli per eccellezza: amore e fuoco. Durante un incendio scoppiato lungo la linea ferroviaria, in un'estate che sembra aver imprigionato il tempo nell'afa, la piccola incontra il giovane Lukas: il silenzioso ragazzo vive con il padre Gábriel ai margini del paese, nessuno sembra sapere nulla di loro, ungheresi emigrati e mai integrati, tranne quella caparbia solitudine di modi e lingua. Inizia così l'esclusivo, straziante rapporto tra Lo e Lukas, fatto di una sostanza indefinibile, una pasta di lacrime, promesse, sangue: ostacolato dai parenti di lei, reso duro dal padre di lui, ma incapace di spezzarsi nonostante le scosse e gli attriti. Fino a quando, arrivando da Stoccolma, l'elemento estraneo si insinuerà come gramigna: Yoel, il disinibito traduttore chiamato ad interpretare l'ostilità di Gábriel prima che la morte lo porti via con sé. Sarà proprio Yoel, lo straniero, ad infettare l'incomprensibile complicità dei due ragazzi, e a convincere Lo, oramai adolescente, a cambiare usi, abitudini, patria: ma non ad abbandonare l'ossessione per Lukas, portata in giro per il mondo come l'àncora di salvezza e perdizione...
Viene dalla patria del giallo moderno Anne Swärd, autrice molto nota nel proprio paese, ma non c'è traccia di investigazioni nel suo Fino all'ultimo respiro: piuttosto il romantico smarrimento, il senso di ineluttabile, impossibile appartenenza ad una persona che la lezione di Jean-Luc Godard ci ha fatto conoscere con il film simbolo della "Novelle vague". Questa storia, giocata sulle ombre e sui contrasti, racconta del sentimento che tutti vorremmo vivere, almeno una volta, almeno nell'immaginazione: un'emozione totale modellata sullo spirito più che sulla carne, dove il non detto, l'inespresso fanno da cemento tra due anime affini. Lo e Lukas, novelli Romeo e Giulietta del nord osservati dalla fanciullezza fino all'età adulta, sono le forze che si attraggono e respingono seguendo i dettami di qualche incomprensibile legge della fisica: la Swärd narra traiettoria, ascesa e caduta di due stelle impazzite, trasformando gli altri personaggi (secondari ma non meno importanti: i parenti di Lo e i suoi uomini, il padre di Lukas) in variabili matematiche dipendenti, concorrenti alla passione. Fino all'ultimo respiro racconta del cuore caldo nascosto sotto la neve, della vita sempre brulicante sotto lo strato di ghiaccio: delle ragnatele di rapporti che legano gli esseri umani, anche quando, come nel caso di Lukas e suo padre, a dividerli c'è l'ostacolo insormontabile della lingua, o un segreto che tutti sanno ma nessuno dice. Anne Swärd, giornalista di professione, si fa apprezzare per l'onestà della scrittura perché il suo romanzo, morbido ed accogliente, è frutto d'una buona tecnica d'artigianato: lavorato con cura, come un pezzo di legno, per farne un oggetto semplice, forte, resistente al tempo, il cui prestigio consisterà nel passare di padre in figlio e nell'essere sempre lo stesso, affidabile e di ottima fattura. Fino all'ultimo respiro, da divorare in treno di prima mattina, o in qualunque altro luogo si sia schiacciati da una folla anonima e fredda per dimenticare la folle razionalità circostante, non aspira ad entrare nel novero dei capolavori mondiali: eppure catturerà con una lingua solare e senz'attriti, che niente altro vuole raccontare oltre quel complicato e meraviglioso affare chiamato "amore".